Sono stato a Lille nel nord della Francia qualche giorno fa prima della
prima tornata elettorale delle presidenziali, per partecipare ad un
comizio del candidato Francois Hollande. E’ stata un’esperienza
deprimente. Una musica devastante pompata all’interno della brutta e
poco riscaldata sala conferenze Zenith a qualche isolato dal centro
città.
La retorica era vuota e dominata dai clichè come in un evento della
campagna elettorale americana. Parole come “destino”, “progresso” e
“cambiamento” erano scandite da Hollande, che assomiglia ad un
contabile, mentre faceva plateali dimostrazioni oratorie e frenetici
gesti con le braccia che sembravano studiati per evocare l’ultimo
presidente socialista, Francois Mitterand. Alla fine si è intonata “la
Marseillaise”.
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