Nel Medioevo la Chiesa, attraverso le elaborazioni concettuali della
Scolastica (Tommaso d’Aquino,
Alberto Magno, Raymond de Pennafort, Enrico di Langstein, Buridano,
Nicola Oresme, Duns Scoto), condusse una lunga, generosa, e per molto
tempo vittoriosa, battaglia non solo contro l’usura ma anche, cosa che
oggi si tende a dimenticare, contro l’interesse. E con argomenti più
sottili e sofisticati di quelli di Aristotele che sosteneva che il
denaro, essendo sterile, non può produrre altro denaro. Dice Duns Scoto:
“Il tempo è di Dio e quindi di tutti e non può perciò essere
monetizzato e fatto oggetto di mercato”. Ma la questione può essere
ulteriormente approfondita.
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