“Una
società in cui i politici sono corrotti può recuperare, ma una società
in cui gli intellettuali e i moralisti sono più corrotti di coloro cui
pretendono di far la morale non può che precipitare nel caos”. Così
scrivevo nel 1986 (‘C’è un’altra questione morale: gli intellettuali in
malafede’, Europeo, 2.8.1986). A più di un quarto di secolo quelle
parole mi paiono sinistramente profetiche. Nel più pieno caos ci siamo,
viviamo in una società senza regole, che non siano i burocratismi
ottusi tipici di ogni regime (sbocconcellare un panino in strada non si
può, rubare a quattro palmenti sì), senza principi, senza etica, senza
dignità, senza onore e senza grandezza persino nel malaffare.
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