Chi sconfinava
nell’illimitatezza, scriveva Alain Caillé riprendendo un caposaldo del
pensiero greco, “doveva essere ostracizzato, escluso dalla città,
perché per la città niente è più pericoloso dello scatenamento della
hybris”. Ove hybris è parola che indica la smodatezza, la dismisura,
l’insaziabile desiderio di essere sempre più di ciò che si è. Quella
che nel mondo antico si prefigurava come una anomalia, seppur
frequente, punita dagli dei, nella modernità assume i tratti della
regola, dell’imperativo categorico da non disattendere mai. Da qui,
l’inevitabile rimozione del suo opposto che si potrebbe compendiare in
una sola parola, limite, la stessa che dà il titolo all’ultima fatica
dell’economista e filosofo francese Serge Latouche, padre nobile della
“decrescita felice”.
leggi tutto:
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=44328

Nessun commento:
Posta un commento