Com’è strana Milano
nell’era di Monti. Non la riconosco più e il fatto che ora viva
all’estero me la rende ancor più strana. Sembra appassita, ingrigita,
improvvisamente invecchiata. Esci la sera e il brusio dei locali non è
gioioso, guardi i passanti negli occhi, al ristorante afferri scampoli
di discussioni dei commensali e percepisci preoccupazione, inquietudine,
ansia. E provi una sensazione insolita, un disagio che prima coglievi
solo in realtà lontane dalle nostre. Poi d’un tratto capisci: Milano
inizia ad assomigliare alle vecchie città dell’Est, quella intorpidite
comunismo, che comunicavano un’infinita, malinconica rassegnazione.
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