Alle metà degli anni '90, all'apice del dogma liberista, i
vertici del Fondo - sostenuti dal G8 allora targato “centro-sinistra”
sotto la guida di Bill Clinton - considerarono addirittura la
possibilità di “costituzionalizzare” nello statuto dell'organizzazione
l'obbligo per i paesi membri di liberalizzare completamente il proprio
conto capitale, ossia rimuovere ogni possibile controllo sui flussi di
capitale.
Poi nel '97-'98 la crisi finanziaria del Sud-Est asiatico
iniziò a scuotere il pensiero unico, specialmente quando la Malesia
disobbedì al Fondo e controllò i capitali in uscita dal paese, riducendo
i danni rispetto a quanto sofferto dagli stati limitrofi. Ciononostante
l'Fmi continuò a propagare e imporre il proprio verbo in quasi tutto il
pianeta. Ma le economie emergenti, una volta emancipatesi dal ricatto
del debito, finalmente ripagato al Fondo, reintrodussero lo stesso
alcuni controlli sui movimenti di capitale.
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