«Non
può esserci democrazia funzionante senza il canale dei partiti.
Nessuna nuova o più vitale democrazia può nascere dalla demonizzazione
dei partiti». Con queste parole, pronunciate al Teatro Toniolo di
Mestre nel settembre del 2012, il Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano si è fatto interprete di un timore largamente diffuso tra le
classi dirigenti: il rapporto tra democrazie e forma-partito sarebbe
sul punto di rompersi definitivamente. A tutto svantaggio, sostiene
Napolitano, della democrazia. È davvero così? Marco Revelli insegna Scienza della politica all’Università del Piemonte orientale e ha da poco pubblicato un libro, Finale di partito
(Einaudi, pagine 138, euro 19), in cui affronta la questione
collocandola in un passaggio d’epoca ben più radicale – il pieno
ingresso in una società post industriale – senza il quale ogni “pro” e
ogni “contro” i partiti rischia di rimanere una sterile petizione di
principio.
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