Per combattere la paura, non esiste nulla al mondo di più terapeutico,
di una profonda consapevolezza sulla necessità della morte. Se non ne
comprendiamo a fondo il suo significato più alto, ogni vera felicità ci é
preclusa. Alcune religioni, ancora oggi, immuni dal cancro del
liberismo, relativista, conservano intatta la loro natura trascendente,
adducendo nella vita, il significato di espiazione catartica e, nella
morte, la liberazione da ogni conflitto, per poi ascendere, per diritto
divino, verso i prati celesti della libertà cosciente e dell’eterno
appagamento. Ogni nostro disagio esistenziale, innescato da quella che,
per un eufemismo, abbiamo definito, “la modernità”, fanno tutti capo e,
per vie diverse, alla paura della morte. E’ singolare vedere, come, nel
mondo occidentale (dove il disagio psicologico e neurologico a raggiunto
soglie di dolore quasi insopportabili e paralizzanti), la paura del
dopo, sia vissuta come un costante tormento e stillicidio. Una spada di
Damocle sul nostro vivere, che ne destabilizza e condiziona le scelte
quotidiane, i rapporti con gli altri e, si accanisce su quell’equilibrio
spirituale che è alla base di ogni autentica felicità.
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