Abbiamo iniziato a capire in molti, nelle società industriali, che il consumismo porta spesso all’insoddisfazione.
Perché anche nel momento in cui compro (per assurdo) un’auto all’anno,
un televisore nuovo ogni due mesi, un telefonino ogni settimana o
scarpe e vestiti ogni giorno, primo non potrò mai utilizzarli tutti
appieno, secondo avrò sempre (o sarò portato ad avere, dalla pubblicità
o magari dalla patriottica e perenne necessità di rilanciare
l’economia) la sensazione che tutto ciò che ho non sia abbastanza.
È vero, per molti l’abbastanza non è mai abbastanza,
ma penso che fisicamente non sia solo il nostro pianeta a risentire
degli attuali ritmi di produzione e di consumo. È lo stesso essere
umano (parlo del mondo Occidentale, ovviamente) a non reggerli. Il piacere del consumo,
come lo chiamano alcuni, svanisce quando si è indotti a desiderare
qualcosa che, in “dosi” eccessive, non può che portarci all’eccesso e
all’insoddisfazione.
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