Secondo Serge Latouche [1], “decrescita
non è il termine simmetrico di crescita, ma uno slogan politico con
implicazioni teoriche”, “è una parola d’ordine che significa
abbandonare radicalmente l’obiettivo della crescita per la crescita, un
obiettivo il cui motore non è altro che la ricerca del profitto da
parte dei detentori del capitale e le cui conseguenze sono disastrose
per l’ambiente”.
Secondo Maurizio Pallante, “la
decrescita è invece la riduzione volontaria della produzione di alcuni
tipi di merci che si ritengono inutili o dannose, come chi decide di
dimagrire per stare meglio e riduce volontariamente l’assunzione di
alcuni cibi che ritiene controproducenti o nocivi per la sua salute”
[2], dove “tra decrescita e recessione c’è un rapporto analogo a
quello che intercorre tra chi mangia meno di quanto desidera perché
vuol dimagrire e chi è costretto a farlo perché non riesce a procurarsi
il cibo” [3].
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