Caro direttore: longevità,
patologia individuale e sociale. Ma sfoghiamoci almeno a dirla, qualche
verità malvista! Vivere oltre un certo limite è subire un lento,
prolungato, implacabile martirio. Quanto viveva il pre-uomo dei
paleontologi? Se arrivava a vent'anni era molto, poi qualche animale
selvatico con denti enormi s'incaricava di togliergli le pulci. Milioni
d'anni di vita breve ci hanno educati a comprendere meravigliosamente
l'infinita sacralità della morte, a collocare la reale durata della vita
in un ignoto Altrove. Un mattino del secolo in cui gli attuali longevi
sono nati, ci siamo svegliati, ed ecco la sacralità della morte era
sparita, il suo nome diventato impronunciabile, un delirante apparato
medico-chirurgico a sbranarne i resti, a far vivere in coma di spavento
senza limiti di durata uno stuolo di sventurati Ariel Sharon, una
moltitudine di sventurate Englaro.
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