Nel pieno della crisi Napoli continua a esportare in Olanda una parte
dei suoi rifiuti solidi urbani (RSU). Ne esporta sempre meno: circa 500
tonnellate al giorno; un flusso che potrebbe e dovrebbe arrestarsi a
fine anno. Paga, per queste “spedizioni” circa 110 euro a tonnellata fob
(trasporto compreso); meno di quanto sborsa alla Provincia tra
selezione meccanica, inceneritore di Acerra e invio del rimanente verso
le discariche della Puglia e di altre regioni del centro-nord, per
“smaltire” la parte rimanente della frazione indifferenziata (più di 160
€/t).
Ma la notizia che ha fatto sensazione è un’altra: altri paesi
scandinavi, tra cui la Norvegia, si contendono i carichi di “monezza” di
Napoli (e non solo di Napoli; e non solo italiani), per bruciarli nei
loro inceneritori. Quello che qualsiasi persona normale giustamente si
chiede è: Perché? Perché non bruciamo in casa nostra quello che siamo
costretti a mandare all’estero e che in tanti ci chiedono? La
spiegazione di un’assurdità simile non è semplice; proviamo a
districarci in questo ginepraio.
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