Nella distrazione generale, soprattutto
della pubblica opinione, prosegue il lavorio internazionale, di Usa ed
Europa, per la creazione di un’area di libero scambio tra le due unioni
che non sarà né libera né paritaria. Si era detto che con la
globalizzazione i confini fra gli Stati si sarebbero dissolti, poiché
laddove circolano le merci depongono le armi gli eserciti, la civiltà
dell’integrazione economica e sociale si estende determinando la nascita
di un superiore modello culturale di partecipazione e di solidarietà
mondiale, finalizzato alla prosperità generale. Ma, allora, come mai si
rende necessario creare dei cortili di esclusività ristretta per rendere
la libertà sempre più libera?
E’ un bel paradosso, in quanto un
accordo di tale specie include alcuni ed esclude altri, oppure, per
essere più chiari, può servire sia per imprigionare una parte di quelli
che vi aderiscono, in primis le nazioni più deboli convinte di ricevere
tutele subendo, invece, gravi condizionamenti, che per circondare ed
isolare i nemici più forti. Dunque, per attivare forme subdole di
protezionismo, che nascondono precisi piani politici, non c’è nulla di
meglio che creare un’area circoscritta di privilegio e chiamarla
free-trade talks, un dominio apparentemente aperto ma surrettiziamente
coercitivo dove vige la legge del più prepotente.
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