ecco come metterlo nel culo ai consumatori.
Un film, «La cospirazione della
lampadina», svela i trucchi con cui i produttori di beni consumo
riducono la vita operativa di molti prodotti.
Ci sono un migliaio
di persone nel 2001 a Livermore, California, per festeggiare un
insolito compleanno. La lampadina della locale stazione dei vigili del
fuoco compie un secolo d’ininterrotto servizio e l’evento viene
celebrato con tanto di torta, banda e canzoncina d’auguri. Con questo
episodio apre “La cospirazione della lampadina”, film franco-spagnolo
diretto dalla tedesca Cosima Dannoritzer. Una produzione europea del
2010, ancora attuale nel dibattito sull’individuazione dei possibili
percorsi per uscire dalla crisi economica che affligge il continente.
Attraverso la lampadina è descritto come la società moderna si sia sviluppata in modo non sostenibile.
Il
tutto ha inizio nel 1924, quando il cartello mondiale dei produttori
di lampadine, Phoebus, decide di ridurre la durata della vita dei bulbi
a incandescenza da 2.500 a 1.000 ore. Il primo esempio di obsolescenza
programmata garantisce ai produttori un evidente beneficio economico,
grazie alle vendite che in breve tempo raddoppiano, a cui si
contrappone però un maggiore impatto ambientale per la duplicazione
dell’uso delle risorse naturali e della quantità di rifiuti prodotti.
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