Per il senso comune propagandato dai
mass-media la crisi economica che colpisce vari paesi europei e più in
generale il periodo di affanno vissuto dall’economia globale sono
passeggeri. Le classi dirigenti già vedono “la luce in fondo al tunnel”, dove naturalmente ci attenderebbero le abituali promesse di crescita. Faremmo bene invece a prendere sul serio l’eventualità di trovarci di fronte a una vera e propria crisi sistemica,
irrisolvibile nel quadro delle coordinate tecniche convenzionali.
Segnali della fine di un ciclo di civilizzazione ci giungono da più
direzioni. E’ ormai chiaro che le partite non si giocano più solo tra
esseri umani, con una doviziosa natura posta a mo’ di scenario di
cartapesta sullo sfondo delle “gesta” dei gruppi sociali. Il clima
planetario cambia e si assottigliano le scorte di risorse fossili su cui
la civiltà moderna si è storicamente fondata, mentre i prezzi delle
materie prime si impennano. Le basi ambientali, energetiche e sociali
del sistema di vita urbano-industriale stanno dando segni di cedimento, e
quando avremo finito di segare i rami su cui siamo seduti non potremo
più fingere di trovarci ancora ai beati tempi in cui il mito dello
sviluppo economico e tecnologico conosceva il suo apogeo.
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