Il caso Telecom Italia è in queste ore balzato all’onore delle
cronache, ricordando all’opinione pubblica come il nostro paese stia
drammaticamente perdendo i suoi cespiti più importanti. L’informazione
moderna è frenetica e la memoria del pubblico corta: probabilmente la
notizia, e il dibattito attorno ad essa, saranno già dimenticati nel
giro d’un paio di giorni. Lo dimostra il fatto che il clamore suscitato
oggi dal passaggio della compagnia telefonica nazionale in mani spagnole
sia in realtà ingiustificato, trattandosi solo dell’ultimo episodio
d’un processo di privatizzazione, parcellizzazione e vendita all’estero
dei cespiti italiani che prosegue da oltre un ventennio. Processo che va
di pari passo con la collocazione del debito pubblico all’estero,
l’incremento della pressione fiscale per pagare i sempre più onerosi
interessi, la cessione della politica monetaria a un’entità esterna, la
rinuncia ad un ruolo statale nell’economia, ed altro ancora.
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