Probabilmente è eccessivo, ipotizzare che dietro la crisi di governo che
è divampata sabato vi sia una strategia concordata, e occulta.
Stavolta potrebbe essere vero che Berlusconi non abbia resistito alla
tentazione del contrattacco, reagendo da belva ferita all’accerchiamento
politico e giudiziario che gli si va stringendo intorno dopo la
conferma in Cassazione, il primo agosto, della condanna a quattro anni
per frode fiscale. Di fronte all’approssimarsi delle conseguenze
pratiche di quella sentenza, dalla revoca del seggio al Senato alle
misure restrittive della libertà personale, il capo del PdL potrebbe
aver perso le staffe e compiuto una mossa disperata, all’insegna
dell’istinto – e della vanità – anziché del ragionamento.
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