Diciamolo in maniera ancora più chiara: il
prezzo da pagare per la libertà è la distruzione dell'economico in
quanto valore centrale e, di fatto, unico. È un prezzo davvero tanto
alto? Per me, certamente no: preferisco infinitamente avere un nuovo
amico piuttosto che un'automobile nuova. Preferenza soggettiva, senza
dubbio. Ma «oggettivamente»? Lascio volentieri ai filosofi politici il
compito di «fondare» lo (pseudo)-consumo in quanto valore supremo.
Uscire dal vicolo cieco della società della crescita, significa
trovare le vie che ci consentano di costruire il mondo «altro» della
sobrietà volontaria e dell'abbondanza frugale che noi riteniamo
possibile; prima però bisogna uscire dai solchi del pensiero «critico»,
ossia di quelle vecchie idee preconfezionate che costituiscono il
valore d'avviamento delle sinistre, di tutte le sinistre.
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