La composizione del nuovo governo non ha suscitato grandi entusiasmi,
neanche tra i renzini più affezionati. È di tutta evidenza che si tratta
di un'accozzaglia di "mezze figure", alcune delle quali della statura
necessaria per far parte di un Governo; ed è altrettanto evidente che lo
scarso peso dei "nomi" ministeriali fa da pendant alla centralità assoluta e preponderante del premier, sulle cui esili spalle graverà tutto il peso dell'azione dell'esecutivo.
La
complessiva marginalità delle figure che guidano i dicasteri è inoltre
confermata da un dettaglio: il governo è stato formato trascurando
qualsiasi criterio di rappresentanza dei territori. In un consesso di
diciotto poltrone siedono cinque emiliani e due liguri, ma nessun
veneto, o piemontese, o campano, o pugliese. Se queste persone contassero davvero qualcosa non sarebbe così.
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