dire ad un intero continente – che nella
sua disperazione confida che il peggio sia già passato (come i suoi
menzogneri politici non perdono occasione di far notare) – che la più
forte caduta degli standard di vita deve ancora arrivare, sarebbe
disumano e al limite della crudeltà.
Traduciamo il feroce commento pubblicato su ZeroHedge riguardo l’ultima delle scoperte dell’acqua calda (un po’ come, qualche mese fa, la scoperta della BCE sul debito privato e pubblico): un comunicato stampa (qui in italiano)
della Commissione Europea riconosce candidamente che disoccupazione e
disagio sociale sono esiti della svalutazione interna, che a sua volta è
esito della rigidità del cambio implicato dalla moneta unica.
Era
il dicembre del 2012 quando facemmo il punto sul più grande fallimento
dell’eurozona: un continente nel quale, a causa dell’assenza della
flessibilità del cambio (il che è un regalo alla Germania e a ciò che
altrimenti sarebbe un costosissimo marco tedesco), i paesi membri si
trovano impossibilitati a svalutare per uscire dalla depressione. Vale a
dire che in assenza della possibilità di effettuare una svalutazione
esterna, i paesi europei in difficoltà (cioè quasi tutti) hanno avuto
una sola scelta: la svalutazione interna, nota anche come crollo
salariale.
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