Il MES ha già prodotto risultati
pratici tangibili e enormi. L’Italia, considerando anche il vecchio
Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) di cui il Mes è stato
l’erede, ha già versato 46 miliardi di euro dei 125 miliardi previsti
fino al 2017. Soldi che chiaramente potevano essere utilizzati per
rilanciare la nostra economia attraverso quei progetti eternamente
sospesi per la mancanza di coperture.
In molti si
rincorrono oggi a criticare un Trattato internazionale, il cosiddetto
Fiscal compact, che avrà i suoi effetti dirompenti e drammatici per il
nostro paese dal prossimo anno. A chiedere la rinegoziazione di un
accordo che prevede per il nostro paese l’obbligo del perseguimento del
pareggio di bilancio per Costituzione, quello del non superamento della
soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del Pil e una
significativa riduzione del debito pubblico al ritmo di un ventesimo
(5%) all’anno, fino al rapporto del 60% sul Pil nell’arco di un
ventennio, sono, in modo sorprendente e tragicomico, anche quei partiti
che l’hanno ratificato in Parlamento nel luglio del 2012 dietro le
direttive dell’allora premier Mario Monti.
La campagna elettorale per
le elezioni europee di maggio, del resto, è iniziata e il regime del
partito unico che governa il paese dall’ex Commissario dell’Unione
Europea, Monti, a Renzi, passando per Letta, continua nella sua opera di
mistificazione verso una popolazione, della quale non interessa nemmeno
più il voto.
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