La democrazia «è la società in cui non è solo permesso ma è addirittura richiesto essere persona», sosteneva Maria Zambrano in “Persona e democrazia”,
1958. Ma oggi, a mezzo secolo di distanza, chi vuole per davvero
“essere persona” e sostenerne l’onere? La partecipazione attiva al
dibattito politico è la caratteristica fondamentale di una società
democratica. In questo primo decennio del terzo millennio assistiamo,
invece, a una crescente passività dei cittadini occidentali. Finite le elezioni,
trasformate in uno spettacolo saldamente controllato da gruppi rivali
di professionisti, esperti nelle tecniche di persuasione, la politica
viene poi decisa in privato dallo scambio di favori tra i governi
eletti e le lobbies che rappresentano, in forme sempre più marcate, gli
interessi economici. E in una società in cui la democrazia rappresentativa sembra al tramonto, la gente vive la politica come un corpo estraneo, lontano, inafferrabile. Qual è allora il destino della democrazia?
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