1.
Lavorare dovrebbe servire a vivere, non il contrario. Perciò dovrebbe
essere considerato alla stregua del denaro: un mezzo da maneggiare col
dovuto senso del limite. Il lavoro, dicevano gli antichi Greci che a
saggezza battevano alla grande noi moderni, è una pena (un fardello, un
peso, un male necessario ma pur sempre un male). Altro che festa.
2.
Un tempo lavorare forniva perlomeno una coscienza di classe, faceva
sentire degna la fatica del lavoro anche all’ultimo degli onesti
sfruttati. Oggi è mortificante fare la questua agli imprenditori per
contratti a singhiozzo e paghe da fame. Il lavoro parcellizzato,
precarizzato, senza prospettive, appeso ai capricci del mercato è peggio
della schiavitù, che almeno durava. Abbiamo scambiato le punizioni
corporali con l’angoscia esistenziale.
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