“Ama le generazioni future come te
stesso!” scriveva Nicholas Georgescu Roegen, che negli anni ’70 inventò
la bioeconomia e la decrescita, come modello antagonista a quello
distruttivo del consumismo, che divora il futuro dei nostri figli e
nipoti. Sull’altare del mito della crescita continua del Prodotto
Interno Lordo, sacrifichiamo energia, materiali, biosfera e ogni genere
di beni, sprecando a più non posso come se non vi fosse un domani.
Oggi l’ingranaggio si è parzialmente inceppato e la macchina
industriale iper produttiva si ritrova con troppa merce da vendere e
pochi clienti, così licenzia, delocalizza o chiude i battenti. Ma non
passa giorno senza che qualche politico o qualche esponente del mondo
economico ripeta che “solo la crescita può rilanciare l’occupazione”. E
spesso qualcun altro aggiunge ironicamente: “non sarà certo la
decrescita felice a creare nuovi posti di lavoro”.
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