Scalfari non è tipo che scriva a caso e, quando usa le parole, le
sceglie una per una e le combina affilandole al meglio. Domenica, la sua
abituale articolessa di un ettaro si intitolava: “Quanto è bravo il premier, ma chi ripara gli errori che sta facendo?”.
Che è un bel “buongiorno!”. Il pezzo si apre con una interminabile
disquisizione sulla modernità che parte da Montaigne ed arriva a
Nietzsche, per poi planare su Walter Veltroni. Come dire,
dall’Imperatore Tiberio, Leonardo da Vinci ed il pizzicagnolo sotto
casa. Ma fin qui, nulla di importante. Il meglio viene dopo, quando
Scalfari, intinto il pennino nel cianuro, viene “al nostro vissuto di
questi ultimi giorni”.
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