Il 7 agosto scorso il Presidente della BCE
Mario Draghi, in un intervento ad ampio raggio su crisi economica e
stabilità dell’euro, si è espresso senza veli sul futuro prossimo dei
paesi con difficoltà di ordine finanziario: “Gli Stati devono cedere la
loro sovranità sulle riforme strutturali.” L’intellighenzia politica
italiana, con un malcelato senso di fastidio, ha intuito il riferimento
all’Italia e si è subito lanciata in parziali smentite sulla necessità
di sottoporre il Paese ad un processo di riforme economiche concordato
con la Commissione Europea. In verità, il mese di agosto non è nuovo a
simili suggerimenti da parte della BCE. Gli analisti di politica
economica ricordano bene la lettera della BCE del 5 agosto 2011
indirizzata al governo Berlusconi con le indicazioni delle riforme
“strutturali” per scongiurare la crisi dello spread (tasso di interesse
sui titoli del debito pubblico) e della solvibilità del debito
pubblico.
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