Quando si inizia un progetto assieme agli altri, normalmente si pensa
che il maggior problema da affrontare è quello relativo ai soldi, cioè
come procurarseli per realizzare ciò che si pianifica. Pare invece che
ci sia un problema maggiore che è causa di molti fallimenti. Per chi si
occupa di progetti assieme ad altri sa bene che una delle cause maggiori
di conflittualità sono i rapporti relazionali e spesso ci si divide o
si interrompono attività collettive molto interessanti e dalle grandi
potenzialità, perché le persone non vanno d’accordo. E non può che
essere così, se mettiamo assieme una serie di fattori: un sistema come quello attuale ci spinge ad un individualismo esasperato, quindi le persone non sono abituate nel cercare di trovare collettivamente delle soluzioni; la tecnologia e la virtualizzazione ci fanno pensare che tanto risolveremo tutto facilmente,
magari con un click o attraverso qualche sito dedicato, quando poi
accade esattamente il contrario e siamo sempre più deboli e incapaci di
affrontare anche problemi semplici. In Italia, poi, siamo esasperatamente campanilistici
fino ad arrivare ad esserlo individualmente nel senso che spesso si
pensa di avere ragione assoluta e difficilmente si mette in discussione
ciò che si ritiene assodato. Infine, si ascolta sempre meno l’altro.
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http://www.ilcambiamento.it/associazione_paea/bea_briggs.html

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