Cosa c'è di meglio di una bella crisi in Libia per far
rialzare il prezzo del petrolio e porre un freno al crollo del mercato
shale oil Usa, incapace di sostenere la produzione a questi prezzi al
barile e contestualmente mettere pressione su quell'Arabia Saudita che
ha dato il via al tonfo finale del greggio? Me lo chiedevo l'altra sera,
mentre a "Piazzapulita" venivano evocati scenari apocalittici con i
tagliagole dell'Isis sul Grande raccordo anulare pronti a decapitare
chiunque si frapponesse tra loro e il Vaticano. Ora, al netto
dell'ironia, che quella del Califfato sia una minaccia seria è fuori di
dubbio, ma occorre non cedere alla pancia e all'emozione e ricordarsi
chi ne ha permesso la nascita - gli Usa - e come siano arrivati così in
fretta e senza troppe difficoltà in Libia, dopo aver triplicato i
territori sotto il loro controllo in Siria ed essersi di fatto presi
l'Iraq, il tutto a fronte di formali raid aerei della cosiddetta
coalizione anti-Stato islamico che avrebbe dovuto fermarne l'avanzata.
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http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2015/2/18/SPY-FINANZA-Il-risiko-del-petrolio-dagli-Usa-alla-Cina/583240/
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