Saviano al posto di Bocca. Uno che non ha
mai detto nulla di interessante, che non ha un’idea in croce, che
scrive male e banale, che parla come una macchinetta sputasentenze, che
brancola nel buio di un generico civismo, che è stato assemblato come
una zuppa di pesce retorico a partire da un romanzo di successo, si
prende la rubrica di un tipo tosto che di cose da dire ne aveva fin
troppe. Saviano a La7 per tre giorni con l’auricolare di Serra e la
bonomia un po’ spenta di Fazio, un rimasuglio di tv dell’indignazione,
una celebrazione di quella cazzata che è l’evento, il tutto destinato a
sicuro successo di critica e di pubblico: il nulla intorno alle
parole, ridotte barbaramente al nulla dell’ideologia,
e tutt’intorno un uso cinico della condiscendenza verso il piccolo
talento dell’ordinario. Saviano a New York, come un brand scassato alla
ricerca della mafia
già scoperta da Puzo, Coppola e Scorsese, una specie di Lapo in cerca
di marketing sulle orme di Zuccotti Park, tranne che Lapo fa il suo
mestieraccio.
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