La decisione presa dal premier greco di indire un referendum sull’austerità (rectius:
sull’opportunità di accettare o respingere il piano di “salvataggio”
delle “istituzioni”, che poi sarebbero la troika) ha scatenato nei
nostri lidi la solita tifoseria da stadio: chi inneggia al trionfo della democrazia, chi ostenta scetticismo.
Non se ne abbiano i tromboni sfiatati del “primato della politica”:
per valutare il senso politico di questa mossa il dato dal quale partire
resta quello economico. È strano che questo non venga
compreso soprattutto a sinistra, dove una volta andava di moda una cosa
chiamata materialismo storico. Ma non entriamo in questo. La cosa
importante è capire che l’austerità non è una bizza, né una virtù, della
signora Merkel.
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