La
vicenda greca ha esasperato i paradossi del progetto europeo.
L’europeista praticante, quello col santino di Spinelli sul cruscotto,
ce l’ha menata per anni con la storia che l’euro serviva a superare i
nazionalismi, che sono tanto brutti (signora mia!) perché portano le
guerre. In effetti ci sono anche le guerre civili, che con gli aborriti
confini nazionali poco hanno a che vedere. Ma al di là di questo
dettaglio, è stato esilarante vedere ovunque questi apostoli della
fratellanza universale sventolare la bandiera nazionale greca, evocare
con retorica risorgimentale un vasto assortimento di fatti bellici
(dalle Termopili a Maratona), e sdilinquirsi per l’orgoglio della
nazione greca, che non si è piegata agli oppressori del Nord (e per
questo, sia chiaro, merita il massimo rispetto).
Contrastando
la logica dell’austerità, ci dicono, i greci hanno salvato l ’ Europa,
indicandole una strada alternativa, quella della crescita. Quindi un
progetto nato per salvarci dai nazionalismi sarebbe stato salvato dal
nazionalismo dei greci. Non vi suona un po’ strano?
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