«Servizio» — è questo il significato
originario del termine greco therapeía. E dunque è letteralmente
«servitore», colui che svolga la funzione del therápon. Nell'Iliade,
Patroclo, Automedonte, Alcimo sono presentati come therápontes rispetto
ad Achille, perché sono appunto al suo «servizio», perché lo
«assistono», agendo quali attendenti del grande guerriero. Di qui anche
il comportamento al quale essi dovranno attenersi. In quattro luoghi
distinti del poema, riferendosi specificamente a Patroclo, Omero
impiega la stessa formula: phílo epepeítheth' etaíro — «obbedì
all'amico». La therapeía implica l'obbedienza. Non si può assolvere ai
compiti previsti per il therápon, se non ponendosi totalmente al
servizio del proprio «assistito» e dunque prestandogli obbedienza.
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