La tragedia greca sta assumendo i
connotati di una sceneggiata parteno(euro)pea. Noi italiani sappiamo di
che si tratta. Urla scomposte in pubblico, piagnistei,
pavoneggiamenti, evoluzioni di mani da villani che vanno costantemente a
vuoto, minacce di divorzio e riconciliazioni, con un finale senza
sorprese a tarallucci e vino. Atene non lascia ma vuole almeno
raddoppiare i tempi per ripagare i suoi debiti perché forze
più non ha ed ha già perso le sue catenine, impegnandosi pure quelle
senza diventare libera. Tuttavia, per ottenere un piccolo sconto sul
disastro, che non migliorerà la situazione generale del popolo greco, o
dimostrare al mondo che in Europa ci spezziamo ma non ci pieghiamo
(tutt’al più ci liquefacciamo, sotto moniti esterni ben più rigorosi di
quelli dei centri finanziari autoctoni) pare tutto un po’ esagerato.
LEGGI TUTTO:
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=51503
Nessun commento:
Posta un commento