Quasi 30 anni fa, nel 1987, usciva il
rapporto della commissione Brundtland dal titolo “Our common future”. Si
dava per la prima volta una definizione di sostenibilità come “sviluppo
che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità
delle generazioni future di soddisfare i propri”.
Negli anni a
seguire eminenti studiosi di diritto ambientale, filosofi, economisti
“verdi” e professionisti di vari settori si sono impegnati per ampliare
la definizione giungendo ad un includere la natura come soggetto
portatore di esigenze proprie, esigenze che vanno tutelate, e hanno
sottolineato l’urgenza di una programmazione ultra-decennale per
invertire la rotta catastrofica che abbiamo imboccato verso la metà del
secolo scorso.
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