La notizia della vendita di 14 aeroporti greci a una società tedesca, la
Fraport, sta suscitando indignazione; eppure non dovrebbe stupire. Noi
siamo abituati a mitizzare i tedeschi, a farci intimidire dal loro
rigore morale e – da quando il senso di colpa per l’Olocausto è
evaporato – anche dal loro senso di superiorità. In realtà sbagliamo e
dovremmo cominciare a giudicare le élites tedesche – perché il popolo,
come sempre, c’entra poco – per quello che sono. E soprattutto per i
loro difetti.
Il primo è la superbia: quando il tedesco di successo (e di potere)
troppo spesso diventa sprezzante e non sa darsi il senso della misura.
L’empatia, il senso delle proporzioni e dell’equilibrio, quel buon senso
che induce gli uomini di successo più avveduti a non esagerare,
riflettendo i principi di Sun Tzu, scompare. Il tedesco non si
accontenta di vincere, deve stravincere e possibilmente schiacciare
l’avversario; non concepisce alcuna attenuante né comprensione umana ma
soltanto il raggiungimento dei propri obiettivi, in sintonia con la
propria concezione morale, che naturalmente coincide con i propri
interessi e non contempla né gli interessi né le spiegazioni degli
altri, per quanto possano essere fondati. La relatività morale delle
élite tedesche è una costante storica, e tra l’altro spiega molti
crimini dei tedeschi ai tempi dei nazisti. Ma non solo.
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