Gas e petrolio, per un totale di 117,5 miliardi di dollari: la componente economica della partnership russocinese rilanciata a Pechino è sempre trainata dalle due voci principali dell’export di Mosca, subito esibite da Vladimir Putin nell’incontro con il presidente cinese Xi Jinping. «I nostri petrolieri - ha esordito il presidente russo - hanno preparato soluzioni molto valide sul fronte delle forniture di idrocarburi alla Repubblica Popolare Cinese». Seduto con i componenti della delegazione russa c’era Igor Sechin, il potente capo di Rosneft: con la compagnia petrolifera cinese CNPC il gigante russo ha firmato un accordo - valutato dai russi in 80 miliardi di dollari - per rifornire 100 milioni di tonnellate di petrolio nell’arco di dieci anni, attraverso il Kazakhstan. Sul fronte del gas, la missione di Putin a Pechino ha compiuto «un altro passo avanti» grazie a un contratto che si impegna a trasmettere sempre a CNPC 10 miliardi di metri cubi all’anno «seguendo una rotta» dall’Estremo Oriente russo. Un accordo che potrebbe nascondere una novità molto importante, la decisione di costruire un secondo gasdotto rivolto alla Cina, per accompagnare l’unico collegamento ora esistente. “Sila Sibirii” (Forza della Siberia), in funzione dal 2019, ha portato in Cina nel 2021 10,5 miliardi di metri cubi di gas, che diventano 16,6 con le forniture di gas liquido LNG. Ieri Gazprom,il monopolio russo del gas, ha indicato in 48 miliardi di metri cubi annui l’obiettivo finale di forniture. «I nostri partner cinesi di CNPC - ha dichiarato il Ceo Aleksej Miller - hanno già saputo convincersi che Gazprom è un fornitore affidabile». Considerando un prezzo medio di 150 dollari per mille metri cubi di gas, l’agenzia Reuters ha calcolato in 37,5 miliardi di dollari il valore dell’accordo a lungo termine annunciato da Gazprom per una durata di 25 anni. Nel confronto con la Ue anche sul fronte del gas, la costruzione di una nuova linea rivolta a Oriente sarebbe un altro segnale delle direzioni alternative cui guarda Mosca, che ora rivolge quasi tutti i suoi gasdotti verso l’Europa. Ma secondo quanto ha dichiarato a Reuters una fonte del settore energetico, l’accordo tra Gazprom e la Cina potrebbe contenere anche un altro segnale politico cruciale: determinati a prendere le distanze dal dollaro, russi e cinesi avrebbero stabilito di definire l’intesa in euro.
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