P iù spese, più investimenti, più crescita, più debito, meno regole: ecco, se di questo si vuole discutere con il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner, ebbene, sarebbe meglio trovare un altro momento per farlo. In casa, a Berlino, il numero uno del Bundesfinanzministerium è da qualche giorno sotto assedio. Per il 9 marzo deve chiudere i conti pubblici 2022 con il nuovo debito sotto il tetto dei 100 miliardi e deve mettere a punto il documento di economia e finanza 2023-2026. I ministri del nuovo governo “semaforo” gli hanno presentato una lunga lista di spese aggiuntive, «mai così lunga» secondo gli esperti della materia, lunga 400 miliardi più del previsto nel quadriennio. Un bel grattacapo per Lindner, che ieri in un sondaggio ARD-Deutschlandtrend ha visto la sua popolarità scendere e il suo partito perdere consensi: il 43% si è dichiarato soddisfatto per il suo lavoro (-6% rispetto al sondaggio precedente) mentre l’Fdp è sceso al 10% (-1%) se oggi ci fossero le elezioni. Il leader del partito liberale FdP, da quando ha preso in mano le redini delle finanze pubbliche tedesche, va ripetendo una promessa fatta solennemente in campagna elettorale: dal 2023 verrà ripristinato il rispetto del freno sul debito pubblico imposto dalla costituzione. Ora i suoi sostenitori, che lo hanno visto spostare 60 miliardi di risorse inutilizzate da un anno all’altro come voluto dai suoi partner di governo Spd e Verdi, lo attendono al varco: vedere per credere. Lindner deve riuscire a conciliare la disciplina di bilancio da un lato e più investimenti per la trasformazione verde, la digitalizzazione e il risanamento post-pandemico dall'altro lato, in quella che lui chiama la Finanzpolitik als Ermöglichungspolitik, la politica “abilitante” basata su tre pilastri: crescita, stabilità fiscale e sostenibilità delle finanze pubbliche. Una formula che per lui può andare bene anche in Europa. Il Lindner-pensiero è riassunto nel Rapporto mensile, primo documento del BMF sotto la sua guida. «L’Europa ha bisogno di un equilibrio intelligente tra la limitazione del debito pubblico da un lato e la liberazione degli investimenti nella trasformazione dall’altro lato», recita il documento, che auspica regole europee trasparenti abbinate alla responsabilità individuale degli Stati membri per garantire la stabilità . Intanto in casa il ministero delle Finanze «lavora per tornare alla normalità del freno al debito nel 2023, e questo significa che il debito/Pil tedesco (al 70,25% del Pil a fine 2021) dovrà scendere nei prossimi anni per rafforzare lo spazio fiscale per reagire nel caso di crisi future». Per Lindner le regole di bilancio servono anche per la stabilità dell’inflazione. Lindner ha parlato con il ministro Daniele Franco delle priorità della presidenza tedesca del G7, della riforma del Patto di stabilità , dell’Unione bancaria e dell’inflazione. Si è detto pronto a lavorare a stretto contatto con Franco sulle questioni europee e per il G7, sulla crescita, sulla transizione verso un futuro digitale e sostenibile. Quella di ieri è stata una visita inaugurale di Lindner a Roma, nello spirito della relazione «forte e costruttiva» tra i due Paesi. Il colloquio per la Germania si è svolto in «un’atmosfera positiva». Al termine della visita, da Roma, Lindner ha dichiarato che bisogna essere realisti, per un’ampia riforma del Patto di Stabilità e Crescita non c’è una maggioranza: «dobbiamo inviare un segnale chiaro ai mercati finanziari e ai cittadini Ue: il debito va ridotto per costruire nuove riserve fiscali per la prossima crisi».
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
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