Era fatale, “la guerra delle monete” sale di livello. Inizialmente essa
ha contrapposto gli Stati Uniti alla Cina, colpevole di mantenere
artificialmente basso il corso della sua moneta, poi si è estesa, quando
gli USA hanno giocato il dollaro debole per difendersi. Di fronte a
questo gioco al ribasso, le monete convertibili “emerse” non potevano
che aumentare di valore.
Accusando il deficit commerciale, i dirigenti giapponesi si sono
buttati a loro volta nella guerra e l’hanno generalizzata. Conseguenza:
lo yen scende in rapporto al dollaro, l’euro emerge in confronto al
primo e al secondo. Tenendo alto lo stendardo dell’indipendenza delle
banche centrali, impressionato dall’interventismo del governo
giapponese nei confronti della propria, Jens Weidmann è intervenuto a
nome della Bundesbank.
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