Un po’ ovunque si respira
un’aria da “fine dei tempi”. Volgendo lo sguardo d’attorno si vede
quanto sia ampia e grave la crisi che si stringe attorno a noi. “Il
mondo si avvia al tramonto” scriveva Charles Baudelaire nei suoi Diari
Intimi “L’unica ragione per la quale si conserva è perché esiste.
Infatti, anche supponendo che esso continui d’esistere materialmente,
sarebbe questa un’esistenza degna di questo nome?”[1]
Le parole del
poeta ci sembrano attagliarsi particolarmente alla realtà di oggi.
Tralasceremo di riferirci alle patetiche vicende nostrane. Così come non
ci sembra valga la pena soffermarci sulle squallide vicende
continentali, sulla fine ingloriosa del tanto declamato ‘Sogno europeo’
che non si capisce che forma avesse, da chi sia stato sognato e per
quale fine (in realtà, questo un po’ si capisce).
Ma, anche
sbirciando un po’ più in là dai nostri angusti confini, si percepisce un
clima da ‘ultimi giorni dell’Impero’, di qualunque impero si tratti,
l’impero occidentale, l’impero dell’economia, l’impero della modernità,
l’impero del progresso e dello sviluppo.
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