Mettiamo
da parte i “sacri principi”. Archiviamo tradizioni ed istituzioni
rodate da secoli. Lasciamo perdere il “senso” dei valori. Magari
arriviamo – come si sta facendo da decenni – a proclamare la “morte
della famiglia”, nel nome dell’indifferentismo etico e dei generi. E
poi tiriamo le somme, in termini esistenziali ed economici,
antropologici e sociali. Che cosa ne ricaveremmo? Che il tramonto del
“buon senso antico”, proprio quello che ha orientato, per millenni, gli
uomini, le donne, le famiglie e le società occidentali, ha dei costi
sociali, oltre che individuali, in grado di spezzare le esistenze ed i
bilanci, l’equilibrio dei singoli e quello delle comunità.
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