La stazione di Savona, alle otto di sera, è l’emblema dell’Italia.
Poca gente che transita, frettolosa, qualcuno che deve arrivare: oddio,
ne ha da aspettare perché sul tabellone la colonna dei ritardi è tutta
occupata. Addirittura, 45 minuti da Genova che dista soltanto 40 Km.
Già: Moretti corre dietro alla Frecce e la ferrovia va in malora.
Ma è il deserto delle cosiddette “attività commerciali” a dare una
pennellata di noir a tutta la struttura in vetro e cemento progettata da
Nervi: a parte un paio di caffè vuoti con velleità di ristorante – e
l’immancabile sala giochi già chiusa – il resto è tutto un “affittasi”
oppure è un locale abbandonato da improbabili agenzie d'affari "sul
territorio" oppure "consulenze" in materia di lavoro. Scappato il
lavoro, sono fuggiti anche i consulenti.
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