non incantatte più nessuno.
E’
uno degli incipit più straordinari del “Purgatorio” di Dante Alighieri,
quello del canto VI in cui il poeta pronuncia una famosa invettiva
contro la corruzione politica dell’Italia (nothing has changed), e
riproduce una scena spesso frequente nella vita di Firenze del medioevo,
con un’abilità visionaria così potente che farebbe invidia perfino a
Ridley Scott, quando agli angoli delle strade si fermava talvolta un
nugolo di persone per assistere al “gioco della zara”, una sorta di
gioco d’azzardo dell’epoca (dall’arabo zahr = dado = azard = azzardo) in
cui un professionista del gioco, cioè un baro, riusciva a raggirare gli
avversari con l’inganno, intascando un bel gruzzolo, poi si
allontanava, seguito dai parassiti o dai complici, che pretendevano il
loro compenso, sbarazzandosi così dei perdenti rimasti scornati.
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