«Di certo non torneremo indietro.
Guarderemo crescere la soglia di povertà da una parte, mentre
dall’altra alcuni di noi potranno anche arricchirsi, viaggiare in
limousine, guardare il caos fuori dai loro vetri. E dentro, sulle
proprie fronti, tutto l’individualismo e la solitudine della
contemporaneità. Avranno capito che il lavoro
è limitante come lo Stato che una volta lo garantiva. Il capitale,
invece – quello poco umano e molto finanziario – dà più sicurezze di
arricchimento, è più veloce, più flessibile, più adatto alla propria
volontà di potenza». Secondo Nicolas Fabiano, più che gli economisti e i
politici sono proprio i visionari, gli scrittori come il Don DeLillo
di “Cosmopolis”, a capire meglio i possibili orizzonti dell’umanità. Il
libro, illuminato dalla trasposizione cinematografica di David
Cronenberg, racconta un giorno poco quotidiano nella vita di un giovane
miliardario. Si attraversa il quartiere di una città americana a bordo
di un’auto di lusso. Sullo sfondo, il caos: il crollo dei mercati
finanziari, la disoccupazione, la soglia sempre più alta tra chi ha e
chi non ha. Ci stiamo arrivando, dopo vent’anni di globalismo
esasperato.
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