Questa idea che cambiando l’esistente si
approdi necessariamente al meglio, che andando più in là si diventi
più felici che stando qui, è un vecchio cascame culturale
sopravvissuto all’illuminismo. È una superstizione paesana, e ora
dispositivo retorico di un ceto politico senza prospettive, che
crede di cambiare il mondo cambiando il senso delle parole.
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