COLLASSO O RINASCITA ?
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
domenica 20 settembre 2026
"L'EFFETTO PSICOLOGICO DEL COVID? LO STANNO AZIONANDO PROPRIO ORA"
L’ultimo e più insidioso strascico dell’operazione pandemica — un aspetto che ho sottolineato fin dal principio e che trova oggi puntuale conferma — risiede nella militarizzazione della società . O, per meglio dire, nella preparazione psicologica delle masse a un assetto illiberale. 🤔
"Il mondo si muove al di là dell'Occidente"
La vera domanda del XXI secolo non sarà dunque "chi dominerà il mondo?", ma "come sarà possibile governare un mondo che nessuno può più dominare?".
È probabilmente qui che si decide il significato storico dei BRICS.
Non nella loro eventuale capacità di sconfiggere l'Occidente, ma nella loro capacità di contribuire alla costruzione di un sistema nel quale il potere sia sufficientemente distribuito da rendere necessaria la cooperazione.
La fine dell'ordine unipolare non dovrebbe essere necessariamente la fine dell'ordine internazionale ma potrebbe essere l'occasione per costruirne uno nuovo.🤔
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https://comedonchisciotte.org/jeffrey-sachs-il-mondo-che-si-muove-al-di-la-dell-occidente/
Non sarà una IA superintelligente ad ucciderci. Lo stanno già facendo i miliardari stupidi
Il culto della tecnologia, il culto della crescita illimitata, il culto dell’eccesso hanno portato l'umanità in un vicolo cieco nel suo viaggio su questo pianeta. L’IA non risolverà questo problema. Non farà altro che aggravare i nostri problemi, aggiungendo un ulteriore ostacolo alle guerre in corso, alla minaccia di annientamento nucleare e al collasso ambientale.
I miliardari hanno già rovinato il pianeta. Non hanno alcuna intenzione di ammettere di aver sbagliato e di cambiare rotta. Ma l’IA offre loro un nuovo giocattolo per accelerare la loro storia – e la nostra – verso il suo drammatico finale.
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Regno Unito: il costo reale dell’immigrazione che i governi hanno nascosto
Uno studio di Stanford pubblicato dal Financial Times smonta i vecchi modelli: per via di un fisco squilibrato e di pensioni piatte, a Londra chi guadagna poco costa allo Stato molto più che a Parigi o Berlino. Senza correttivi immediati, la spesa pubblica britannica rischia il collasso.
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Regno Unito: il costo reale dell’immigrazione che i governi hanno nascosto
Uno studio di Stanford pubblicato dal Financial Times smonta i vecchi modelli: per via di un fisco squilibrato e di pensioni piatte, a Londra chi guadagna poco costa allo Stato molto più che a Parigi o Berlino. Senza correttivi immediati, la spesa pubblica britannica rischia il collasso.
Pubblicato
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20 Settembre 2026Di
Fabio Lugano
Il Regno Unito si trova davanti a un conto salatissimo che rischia di far saltare la tenuta della spesa pubblica. Un’approfondita analisi apparsa sul Financial Times, a firma di John Burn-Murdoch, ha svelato una realtà scomoda: l’attuale assetto del fisco britannico trasforma l’immigrazione a basso reddito in un drenaggio costante e insostenibile di risorse pubbliche, con un impatto ben più pesante rispetto a quanto accade in Germania o in Francia.
- Articolo: Il voto su Ceuta rompe ancora l’asse Ppe-socialisti: la rivoluzione silenziosa di Giorgia Meloni in Europa
- Articolo: La Spagna di Sanchez imita il modello Albania, con due centri di detenzione per migranti in Mauritiana
- Articolo: Sanchez in grande difficoltà prova la carta della regolarizzazione di 500.000 migranti
Il crollo del dogma ufficiale
Per quasi un ventennio il dibattito occidentale è rimasto incagliato in uno scontro sterile. Da un lato chi temeva la perdita di posti di lavoro per i residenti; dall’altro i sostenitori dei modelli governativi, come quelli del Migration Advisory Committee britannico, convinti che ogni nuovo arrivato producesse automaticamente un beneficio netto per le casse erariali.
Entrambe le posizioni hanno mancato il punto centrale. Il problema odierno non è la sottrazione di impieghi, ma la voragine che si apre quando flussi consistenti di persone percepiscono paghe minime o restano inattivi.
Chi guadagna poco non versa imposte sufficienti a coprire i servizi che riceve. Se a questo si somma un sistema di welfare generoso ma mal congegnato, il deficit dello Stato non può che allargarsi a dismisura.
La trappola fiscale inventata da Londra
Perché un lavoratore a basso salario costa molto di più a Downing Street rispetto a Berlino o a Parigi? La risposta risiede nell’architettura delle imposte e delle pensioni.
Nel Regno Unito le aliquote fiscali e i contributi sociali per i redditi bassi sono ridotti al minimo. Chi guadagna poco non paga quasi nulla di tasca propria, ma ha comunque diritto a una pensione statale fissa (flat rate) e a una rete di aiuti pubblici consistente.
In Germania o in Francia il meccanismo è opposto:
- Chi guadagna cifre modeste versa contributi e tasse percentualmente più pesanti;
- L’assegno pensionistico futuro è calcolato sui contributi effettivamente versati nella vita lavorativa;
- Lo Stato non regala trattamenti di fine carriera a chi ha contribuito in misura marginale.
A Londra, invece, la combinazione di zero tasse e pensione garantita crea un vero e proprio sussidio a vita a carico del contribuente medio.
I numeri dello studio di Stanford
A mettere cifre precise su questa anomalia è un recente studio condotto da Usama Polani, ricercatore dello Stanford Institute for Economic and Policy Research (SIEPR).
Il dato è impressionante: per fare in modo che una coppia immigrata arrivata a 30 anni non rappresenti una perdita netta per lo Stato nel corso della propria vita, il lavoratore principale deve guadagnare una cifra considerevole.
| Paese | Soglia di reddito necessaria per non pesare sul bilancio |
| Germania | 28° percentile dei salari nazionali |
| Francia | 45° percentile dei salari nazionali |
| Regno Unito | 55° percentile dei salari nazionali |
In Germania basta trovarsi nella fascia medio-bassa dei guadagni (il 28° percentile) per ripagare i costi dei servizi pubblici. Nel Regno Unito bisogna superare la metà della classifica nazionale degli stipendi (il 55° percentile).
In parole povere: un immigrato in Gran Bretagna deve guadagnare più dello stipendio mediano del Paese, altrimenti la sua presenza si traduce in una perdita secca per l’erario. Ovviamente questo è un caso
La composizione dei flussi è cambiata
Il quadro si aggrava osservando l’evoluzione dei flussi migratori. Negli anni passati molti arrivi provenivano da economie sviluppate o da contesti con elevata partecipazione al mercato del lavoro. Oggi non è più così.
La convergenza degli standard di vita e il calo demografico globale hanno ridotto gli arrivi dai Paesi ricchi. Sono invece aumentati gli ingressi da aree geografiche con livelli di istruzione più bassi e, soprattutto, con tradizioni che vedono una bassissima occupazione femminile.
Se in una famiglia lavora un solo componente con una paga modesta, mentre il partner non lavora e ci sono figli a carico, il costo per il servizio sanitario, la scuola e il futuro assegno pensionistico diventa insostenibile. I vecchi modelli previsionali, tarati su lavoratori single e altamente qualificati, hanno semplicemente truccato le aspettative di bilancio.
La lezione della Danimarca
Non si tratta di una condanna inevitabile, ma di scelte politiche precise. Il Ministero delle Finanze danese ha certificato che il costo netto degli immigrati non occidentali è sceso da 42 miliardi di corone nel 2015 a 31 miliardi nel 2018 (l’1,4% del PIL danese).
Come ha fatto Copenaghen? Due fattori hanno guidato la svolta:
- Una solida crescita economica generale;
- Regole ferree che impongono un congruo periodo di lavoro retribuito prima di poter accedere ai sussidi statali;
- Il dimezzamento del divario occupazionale per le donne provenienti da Medio Oriente, Nord Africa e Asia meridionale. Non possono restare a casa, ma devono andare a lavorare, perché non ci sono sussidi.
L’integrazione economica non avviene per miracolo o per inerzia. Senza incentivi precisi al lavoro e senza paletti all’assistenzialismo, il sistema scivola nell’inattività retribuita.
Le conseguenze pratiche per l’economia
Parigi fuori controllo: tasse su pensioni e stipendi, debito al 121% e deficit doppio rispetto all’Italia
La manovra francese 2027 smentisce il governo: arrivano 9 miliardi di tasse su pensioni e congedi, il disavanzo resta al 5,4% e il debito vola al 121,7%. Scope Ratings declassa Parigi mentre la Germania di Merz rischia il tracollo.
Con una Francia che affonda nel debito oltre il 120% e una Germania paralizzata dal punto di vista politico e industriale, l’Europa si ritrova priva del suo storico motore economico. Quando le due maggiori economie dell’area euro entrano simultaneamente in una crisi di solvibilità e di competitività , il rischio sistemico non è più un’ipotesi teorica, ma una realtà imminente.🤷♀️
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Francia a secco: code ai distributori e pompe senza carburante più conveniente
Una stazione su nove è senza benzina o diesel in Francia: le pompe TotalEnergies finiscono a secco dopo l’assalto per i prezzi calmierati e il gasolio vola a 2,38 euro al litro.
La fragilità strutturale di Parigi e del Continente
La crisi dei distributori francesi porta a galla una vulnerabilità molto più profonda. L’Europa intera, con la Francia in prima fila, vive su una fune sottilissima dal punto di vista energetico.Se il flusso primario vacilla o i costi a monte esplodono, i tentativi di contenimento dei governi mostrano subito la corda.
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La società anestetizzata: distrazione, frammentazione e controllo sociale
Il dominio più efficace costruisce una società in cui pensare sembra noioso, inutile o troppo difficile. Il potere non ha bisogno di essere amato né di convincere tutti che le cose funzionano. Gli basta una popolazione distratta, individualizzata, stanca e convinta che nulla di importante dipenda da lei. È sufficiente che coloro che potrebbero mettere in discussione la struttura si combattano tra loro, che chi percepisce il problema si senta solo e che l’indignazione sia intensa ma frammentaria.
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sabato 19 settembre 2026
Usa, la bolla immobiliare dei condomini scoppia all’improvviso: prezzi giù fino al 34% e sei metropoli sprofondano ai livelli del 2006
In 34 grandi città americane i prezzi dei condomini crollano fino al 34%: sei metropoli scivolano sotto i valori del 2006, riaccendendo l’allarme sui bilanci bancari e sui consumi.
Un segnale premonitore per l’intera economia?
La memoria corre inevitabilmente alla crisi del 2007-2008. Anche allora la burrasca non iniziò a Wall Street, ma nelle periferie surriscaldate e nei progetti edilizi sovradimensionati di California, Arizona e Florida.
Il mercato immobiliare non galleggia nel vuoto. Un calo generalizzato del 20% o 30% del valore delle case innesca il temuto “effetto ricchezza negativo”: le famiglie si sentono più povere, riducono i consumi personali e tagliano le spese discrezionali, deprimendo la domanda aggregata dell’intera economia.
Il mattone, considerato per anni un rifugio infallibile, sta presentando il conto di una lunga sbornia speculativa. 🤷♀️
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