Droni sulle raffinerie e scorte USA ai minimi da 30 anni: perché il rincaro del diesel rischia di far schizzare in alto l’inflazione per le famiglie.
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NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
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Per decenni, la crescita economica della Cina è stata uno degli argomenti rialzisti più affidabili del mercato petrolifero. I rapporti odierni potrebbero indurre alcuni a riconsiderare la validità di tale argomento.
"ESATTO" !
"SECONDO IL MIO PUNTO DI VISTA L'ECONOMIA GLOBALE E' DESTINATA A CONTRARSI !"
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crisi energetica: gli USA esportano petrolio ai record, ma il conto arriva alle pompe di benzina americane. Per quanto tempo Trump tollererà questa situazione?
I volumi record delle esportazioni aiutano a stabilizzare i mercati globali, ma restringono anche i bilanci dell’offerta interna e spingono al rialzo i prezzi dei carburanti americani proprio nel momento in cui la Casa Bianca sta cercando di contenere l’inflazione in vista delle elezioni di medio termine.Se i prezzi della benzina e del diesel continueranno a salire negli Stati Uniti mentre il greggio e i prodotti raffinati americani continuano a lasciare il paese a livelli record, a Washington inizierà a crescere rapidamente la pressione per qualche forma di restrizione alle esportazioni o di intervento d’emergenza.🤔🤷♀️
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La scelta è semplice: biglietti più cari, meno passeggeri, meno aerei. Volare sarà un affare da élite.🤷♀️ "MEGLIO,SOLDI IN PATRIA ! " 🙏
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L’Europa è di fronte a un bivio asimmetrico.
Per i consumatori, il conto è già scritto: il costo astronomico del carburante si traslerà sui biglietti, fungendo da brutale tassa regressiva sulla mobilità estiva.
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Gli Emirati non credono più nella capacità delle varie organizzazioni di produttori di controllare il prezzo del petrolio e ritengono che, con il calo dei consumi e l’apertura di nuovi giacimenti, si possa assitere, nel medio periodo, a un crollo dei prezzi dell’oro nero.Allora, invece che limitare le quote e morire lentamente, preferiscono bruciare rapidamente le proprie riserve, fino a quando queste hanno un valore, mandando sul mercato tutto ciò che possono estrarre.🫡
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mentre le Big Tech hanno grandi ambizioni in materia di energia pulita, queste tecnologie sono ancora lontane anni luce e le emissioni in tempo reale continuano a crescere a dismisura.🤷♀️
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C’è però una questione fondamentale da annotare per il futuro, e i mercati farebbero bene a prezzarla fin da ora. Se non fosse per la chiusura di Hormuz, oggi staremmo letteralmente affogando nel petrolio.
Quando il tappo di Hormuz salterà, l’onda d’urto dell’offerta emiratina (non più soggetta a quote OPEC) potrebbe invertire bruscamente la curva dei prezzi, passando dalla carenza all’abbondanza nel giro di pochi mesi.👍
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L’uscita degli UAE non è solo un fatto politico. È uno shock di offerta. Se Abu Dhabi aprirà i rubinetti per testare la propria capacità massima, il mercato globale si troverà inondato di greggio leggero e di alta qualità.
questa mossa porterà a una nuova era di energia a basso costo .👍
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Mentre il Brent supera i 105 dollari per il blocco di Hormuz, l’AIE prevede la fine dell’era fossile. Ma i dati delle banche d’affari e la reazione dei paesi produttori emergenti annunciano un futuro di eccesso di offerta. Le vere conseguenze economiche della crisi.🤔
Quando la crisi rientrerà e i flussi dal Golfo Persico verranno ristabiliti, il mondo si troverà con una capacità produttiva globale enormemente espansa. È quindi altamente probabile, se non quasi certo, che ci troveremo di fronte a un massiccio eccesso di offerta di petrolio e gas, con conseguenti ricadute ribassiste sui prezzi.👍🫡
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a meno di danni militari diretti e prolungati alle infrastrutture estrattive vere e proprie, le tubature logiche delle “vasche da bagno” globali terranno. La crisi c’è, ma non balliamo sull’orlo del baratro degli anni ’70.🫡
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L’UE ha fissato lo stop totale al gas russo per il 2027, ma tra le crisi in Medio Oriente e il crollo della manifattura, l’addio rischia di trasformarsi in un disastro economico. Ecco perché Bruxelles potrebbe dover fare marcia indietro.
L’Europa è di fronte a un bivio. Può mantenere la sua posizione di rigidità sanzionatoria, rinunciando definitivamente al gas russo entro fine 2026 e accettando, di fatto, un deficit strutturale di competitività per le proprie industrie, con conseguente perdita di posti di lavoro e Pil e una crisi definitiva economica.🤷♀️
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Dalla crisi di Hormuz al boom del GNL: come gli Stati Uniti stanno sfruttando la loro indipendenza energetica per piegare alleati e nemici, scaricando i costi dell’inflazione sull’Europa.
L’America si dichiara indifferente alle sorti di Hormuz perché, semplicemente, non importa quasi più nulla da quello stretto. Chi ha bisogno di energia, suggerisce Washington, la compri dagli USA (che ne hanno in abbondanza) o si occupi in prima persona di sbloccare le rotte, e lo ha detto in modo esplicito.🤔🤷♀️
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“C’è un trasferimento dei prezzi dell’energia in molte delle cose che compriamo”, ha spiegato Williams, citando ad esempio le tariffe aeree. Un effetto a cascata su beni e servizi che, tipicamente, impiega mesi per manifestarsi appieno, ma che rischia di essere devastante anche per l’economia americana.🤷♀️
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