Oggi il problema della scuola è l’ansia. Il tema ‘scuola’ negli anni, nei secoli, si è rivestito di innumerevoli aspetti. In un modo elevato si può considerare preminente, alla maniera antica, il rapporto maestro-discepoli, se alla scuola si vuol dare il connotato di luogo-tempo in cui si è studiato e imparato qualcosa. Sappiamo invece che la nostra memoria, più o meno recente, è legata ai docenti che abbiamo avuto, indipendentemente da quel che ci hanno insegnato, al clima delle scuole e delle classi, ai compagni con cui eravamo amici. Nessuno o quasi nessuno sa che cosa sia la scuola. Tutti o quasi tutti sanno che cosa dovrebbe essere. La scuola è come l’amore: puoi darne molte definizioni ma è la tua esperienza, sono i tuoi incontri, le tue decisioni al riguardo a chiarirne i contorni, a fornirne una visione e un orizzonte. Se invece vuoi usare il termine ‘amore’ in senso generale, ecco le banalità più sconcertanti, i luoghi comuni, le ovvietà o le provocazioni che non raggiungono pienamente la sostanza. La sostanza della scuola, come dell’amore, come di molte realtà e di molti sentimenti è “l’altro”, la sostanza consiste nella qualità delle relazioni che si è in grado di attivare e mantenere. La scuola, sia nella sua gestione quotidiana, sia nello sviluppo di contenuti da affrontare va improntata al dialogo, cioè allo schema introdotto da Platone. La ricerca della verità e l’esposizione dei risultati acquisiti dalla conoscenza, cioè il compito del docente, è di spie - gare calando leggi fisiche, fatti storici, interpretazioni, invenzioni, descrizioni del mondo, produzioni artistiche e let - terarie nella realtà attuale dei fatti, nel confronto con esperienze reali o possi - bili. E questo vale se vuoi fare capire (‘inse - gnare’ vuol dire ‘tracciare una strada’) il secondo principio della termodinami - ca, i confini attuali tra Italia e Austria, la Primavera di Botticelli, perché in Sud Africa c’è una popolazione di origine olandese, perché Dante ha messo Ulisse nell’Inferno, che cos’è il metabolismo, che cos’è un motore a scoppio, perché in Russia si studiava francese, che cos’è la Grande Muraglia ecc. ecc. Se il dialogo è il metodo giusto, cioè il far emergere il rapporto tra conoscenza e realtà, il mito, cioè il racconto, ne è il complemento indispensabile, tanto per restare a Platone. Prendere un raccon - to, una lirica romantica, una pagina di diario, un romanzo di fantascienza per attivare i meccanismi di interpretazio - ne; ma non in modo bilaterale, come risposta corretta a domande, bensì come serie di passaggi ulteriori ottenuti attraverso un dialogo, in modo che in classe si formi un clima collaborativo, intersoggettivo. La classe è teatro perché teatro è la vita, scriveva Pirandello. E gli spunti sono infiniti. Poi ci saranno anche le inter - rogazioni individuali, i singoli accerta - menti ma dopo che all’ordine del gior - no, tutti insieme, si siano affrontati e sviluppati i temi e i problemi. Ho letto una interessante intervista a Paolo Crepet sul tema dell’ansia a scuo - la. Spero anch’io che l’esame di matu - rità non venga snaturato a discorsini inutili su quello che vuoi fare da gran - de. L’ansia non si cura con la rasse - gnazione, l’ignoranza non si cura pro - muovendo tutti, il potere non si esercita bocciando chi ti è antipatico o castrando i professori con compiti punitivi. La scuola è per tutti ma non per chiun - que, non in qualunque modo. I deva - stanti errori del passato non si supera - no rinunciando al proprio ruolo. E il ruolo dello studente è di capire, di imparare che gli altri sono i miei alleati, non i miei nemici. E che le sfide si su - perano insieme perché non siamo tutti sempre uguali, e che il genio, il primo della classe non è qualcuno di speciale ma semplicemente chi di noi, ogni vol - ta, al momento giusto, ha una idea vin - cente che mette a disposizione. Poi, certo, la competizione esiste: ci sono i cento metri dove ognuno è con - tro gli altri e c’è la staffetta dove biso - gna passarsi bene il testimone. L’im - portante è non fare confusione.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
domenica 4 giugno 2023
lunedì 24 ottobre 2022
Non è un paradosso: è meglio tornare alle classi separate
A scuola meglio tornare a classi separate: non è un paradosso, la divisione aiuta a non distrarsi e a coltivare amicizie fra adolescenti. La storia emblematica dello scrittore Fred Uhlman. Un altro libro fo nd a m e nta l e sul tema dell’amicizia adolescenziale è L’amico ritrovato, primo capitolo della Trilo g ia del ritorno, che comprende anche U n’anima non vile e Niente resurrezioni, per favore di Fred Uhlman, scrittore e pittore tedesco, nato a Stoccarda nel 1901, laureato in giurisprudenza, avvocato e oratore del partito socialdemocratico. L’avvento del nazismo lo costrinse a passare dalla condizione di avvocato a quella di apolide, che riuscirà a illuminare con qualche guadagno cominciando la carriera di pittore. Nel 1971 pubblicò la sua opera più famosa: il romanzo breve L’amico ritrovato (Reu - n io n). Il protagonist a Hans Schwarz è un sedicenne figlio di una famiglia di ebrei tedeschi. Il padre è un medico, decorato nella prima guerra mondiale, non credente, figlio della madrepatria Germania. Nel febbraio 1932 nella sua classe di ginnasio liceo viene aggregato anche Konradin von Hohenfels, di famiglia nobile e figlio di un ex ambasciatore. I ragazzi sono due solitari, entrambi privi di amici. Attraverso il comune amore per la bellezza e per la storia - entrambi hanno una collezione di monete greche - i due diventano amici, un’amicizia potente, che il nazismo interromperà. Konradin subisce il fascino di H i tl e r ; Hans comincia a essere perseguitato, è costretto a fuggire dalla Germania, i suoi genitori sono spinti al suicidio, una tragedia questa molto diffusa e poco raccontata. Il libro è intriso di dolcezza e di nostalgia, punteggiato di lunghe descrizioni di luoghi che non esistono più, distrutti dalle bombe e dalla follia, di un società cancellata per sempre con la sua perduta grazia. Eppure il sapore che indugia sulle nostre labbra dopo la lettura è la fragranza del vino locale, bevuto nelle osterie rivestite di legno scuro sulle rive del Neckar e del Reno. Non c’è nulla della furia di Wag ner; è come se Mozar t avesse riscritto Il crepuscolo degli dei. Io credo sinceramente che questo esile libretto troverà sugli scaffali un suo posto duraturo con una prosa tormentosa quanto lirica. L’amicizia tra Hans e Konradin ha le caratteristiche del l’amicizia adolescenziale, totalitaria e potente, vale a dire un’amicizia basata sui massimi sistemi, un legame all’in - terno del quale si parla di Dio e della morte. Hans è sconvolto dall’incendio di una casa vicina che ha distrutto nel rogo la vita di due ragazzine, che diventa simbolo di ogni dolore innocente e che inevitabilmente rimanda la mente del lettore a tutte le vite innocenti che stanno per essere bruciat e. Hans preferisce credere che Dio non esista, piuttosto che credere all’esistenza di un Dio che permette che i bambini siano torturati. Konradin ne è scosso, ma sarà proprio questa meditazione sul dolore innocente che rafforzerà la sua fede in Cristo e gli permetterà di fare alla fine la sua scelta eroica. Se il nazismo e la morte non li avessero separati, Hans e Konradin sarebbero rimasti con la loro amicizia eterna, ognuno a proteggere i bambini del l’altro, ognuno testimone di nozze dell’altro. Lo scopo dell’amicizia adolescenziale è renderci più forti, migliori. Ognuno dei due ragazzi dà il meglio di sé. Lo scopo dell’amicizia adolescenziale è parlare di Dio e della morte. Lo scopo è anche quello di creare un legame forte che permetta il distacco dai genitori, che difatti nel libro restano sullo sfondo, esattamente come sono sullo sfondo durante l’ado - l e s c e n za . C’è un momento in cui il ragazzo o la ragazza rompono o interrompono il rapporto esclusivo con il genitore attraverso una relazione forte con una persona dello stesso sesso. Questo preparerà la capacità a una relazione molto più complessa con una persona del sesso opposto che a sua volta permetterà loro di diventare completamente adulti e, finalmente, a loro volta genitori. La relazione con l’amico dello stesso sesso ha funzioni fondamentali: permette il distacco emotivo dai genitori, indispensabile a diventare adulti, permette la formazione del senso del sé, che si attua solo nella relazione, non in solitudine, prepara alla relazione con l’altro sesso più difficile e complessa e offre per tutta la vita un sostegno. Nei tempi descritti nel libro le classi erano giustamente separate in classi maschili e femminili. Spesso c’erano anche due ingressi separati. È una forma di assoluta saggezza: perché mettere sugli stessi banchi persone che hanno gli ormoni alle stelle salvo poi stupirsi che non seguono le lezioni perché pensano ad altro? Fino agli anni Cinquanta le classi erano rigidamente separate, era possibile quindi che si formasse la formidabile amicizia adolescenziale, era possibile restare concentrati sul problema di Dio e della morte. Ora in un mondo «eroticizzato» e sessualizzato immerso in classi miste ci si avventura troppo presto in avventure con l’a l tro sesso, troppo acerbe e che lasciano l’amaro in bocca. La sessualità non è un giocattolo e può generare la vita. Può fare morti e feriti. Può dare senso alla vita, può crearla, può spezzare e distruggere. Il secondo danno è che l’amicizia adolescenziale, fondamentale per la nostra vita, venga scambiata per altro. Su molti siti la storia del libro è presentato come una forma più o meno inconsapevole di omosessualità, termine improprio con cui si indica la negazione della sessualità che viene sostituita da un rapporto erotico tra uguali. È vero l’esatto contrario. È l’a m ic i z i a adolescenziale che nel mondo attuale tragicamente sessualizzato, anzi eroticizzato, è scambiata per un rapporto omosessuale, e questa è una trappola che ingabbia innumerevoli ragazzi e ragazze anche per la vita. L’amicizia tra Hans e Konradin nasce perché ognuno ha caratteristiche che l’altro vorrebbe avere, bellezza e stato sociale da un lato, libertà di movimento e pensiero dall’altro, mentre in comune ci sono l’amore per la bellezza e la sofferta ricerca della verità metafisica. Tutto questo può simulare un innamoramento, proprio perché prepara al vero innamoramento, quello con l’a l tro sesso, che sarebbe meglio avvenisse solo dopo che la maturazione psicologica sarà completata, e l’amicizia adolescenziale ha proprio il compito di portare a termine questa maturazione, insegnando a smussare gli angoli spinosi dell’ego, ad ascoltare l’altro, a entrare nella sua testa, a perdonare imperfezioni e colpe. La cosiddetta omosessualità, termine improprio, non è gen et ic a . Questo è stato dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio dagli studi del genetista Andrea Gannain uno studio di Harvard e Mit pubblicato su S c ie n c e, che conferma le ipotesi di Joseph Nicolosi e R ichard Cohen: non una caratteristica genetica, ma risultato di ambiente e cultura; non un destino, ma uno stile di vita che diventa talmente abitudinario da creare dipendenza. Ed è uno stile di vita biologicamente perdente, in quanto biologicamente sterile e in quanto gravato da un aumento statisticamente importante di malattie, un comportamento quindi su cui è doveroso dichiarare la verità che è quella che rende liberi, che dà la potenza del cambiamento. Quante persone restano bloccate dalla eroticizzazione della fisiologica amicizia adolescenziale, verso la quale spingono media, scuola, politica e attivisti che entrano nelle scuole? L’amici - zia adolescenziale è una fortuna straordinaria, preziosa e potente, che ha il dono di renderci migliori.
lunedì 21 febbraio 2022
Lezione di vaccino La scuola si piega all’agenda globalista
Leggo che «a scuola si insegnerà il valore della vaccinazione». Ora, a parte il modo in cui riecheggiano insegnamenti di altri tempi sui «benefici» dell’olio di fegato di merluzzo, mi domando se già l’i ntro du z io - ne della materia educazione civica nei programmi di tutte le scuole, di ogni ordine e grado, sia stata un caso, o un progetto ben architettato per plasmare le menti su diversi ambiti. Sappiate che non si tratta della vecchia e obsoleta educazione civica del passato, che verteva in gran parte sulla Costituzione (ma in effetti che ce ne può fregare di qualcosa in via di estinzione?), bensì di una materia trasversale gestita da quasi tutto il corpo docenti, che elargisce sviolinate sui punti dell’Agenda 2030: da salute e benessere, alle energie rinnovabili, alla digitalizzazione, all’inclusione eccetera. Il tutto, per «formare» i cittadini del rinnovato pianeta. Tra le mire di questo progetto mondiale, che risale al 2015 (sottoscritto da ben 193 Paesi membri dell’Onu) , c’erano forse anche l’a n nu l l a m e n - to del pensiero critico e un allenamento alla cieca sudditanza? Se così fosse, insegnare il valore dell’inoculazione sarebbe comprensibile... Basta che non sia una «o» a fare la d i f fe re n za . . .
giovedì 17 febbraio 2022
Abbiamo ritirato la bimba dalla scuola e scelto l’istruzione parentale
Dopo diversi giorni di riflessione io e mia moglie abbiamo deciso di rimuovere dalla scuola pubblica la nostra figlia minore, che frequentava le elementari, e di ricorrere, almeno fino alla fine di questo anno scolastico, all’istruzione parentale. I recenti decreti del governo e le interpretazioni dell’istituto hanno portato a un completo annullamento della possibilità di insegnare da parte delle maestre e di istruirsi da parte dei bambini. Questo sistema sta decretando la fine della scuola e minando la serenità delle famiglie e dei nostri figli. Abbiamo dunque presentato tutti i moduli del caso alla scuola, dove si certificava che, come famiglia, saremmo stati in grado di adempiere economicamente all’istruzione di nostra figlia per poi cominciare l’istruzione parentale. L’abbi amo iscritta in un istituto dove sono presenti quattro maestre e i bambini in tutto sono una ventina; nostra figlia è solamente con altri tre ragazzi. Gli spazi sono enormi, inoltre sono talmente pochi e talmente distanziati che non servirebbero neanche le mascherine. Alla fine dell’anno scolastico mia figlia dovrà sostenere un esame per verificare le sue competenze. Paghiamo circa 300 euro al mese e siamo contenti di questa scelta. Questo perché pensiamo che la scuola non abbia le competenze e il diritto di imporre un sistema di controllo sanitario come quello dei tamponi a tappeto e del green pass. Purtroppo, stiamo assistendo a una fase che porterà a discriminare i nostri ragazzi attraverso la futura imposizione di questo tipo di vaccino come la soluzione al problema. Nelle scuole medie già stiamo assistendo alla creazione di bambini e ragazzi di serie A e di serie B, vaccinati e non vaccinati, purtroppo anche nei rapporti fra i bambini, grazie ai professori che chiedono lo stato vaccinale per alzata di mano. Lo dico senza pregiudizio, da vaccinato con tre dosi. Purtroppo, come ci dimostrano i recenti avvenimenti, l’inoculazione dei ragazzi porta a una falsa sicurezza nella scuola. Non penso che una caccia alle streghe sulla pelle dei nostri bambini sia la soluzione del problema. Presidi e istituzioni devono far sentire la propria voce al ministero per rendere la scuola migliore, a partire dagli spazi dedicati ai nostri bambini e alla cura della qualità dell’aria che abbiamo all’interno delle classi.
giovedì 10 febbraio 2022
Le nuove regole
INFANZIA :
didattica in presenza : Con 4 casi si resta in classe Fino a 4 positivi l’attività didattica prosegue in presenza con gli insegnanti tenuti a utilizzare la mascherina Ffp2 fino al decimo giorno successivo alla conoscenza dell’ultimo caso accertato di Covid. È obbligatorio fare un tampone (anche “fai da te”, cioè autosomministrato) al primo sintomo, e, se ancora sintomatici, al quinto giorno successivo alla data dell’ultimo contatto. In caso di utilizzo del tampone “fai da te” l’esito negativo è attestato tramite autocertificazione.
Lezioni sospese : Dal quinto caso sospensione Con 5 o più casi le lezioni si sospendono per tutta la classe o gruppo classe per 5 giorni. La sospensione dell’attività educativa scatta se il quinto caso arriva entro 5 giorni dalla scoperta della positività precedente. I soggetti, se vaccinati (quindi, al momento, solo da 5 anni in su) o guariti da meno di 120 giorni devono restare per 5 giorni in autosorveglianza (senza mascherina se hanno meno di 6 anni di età). Agli altri si applicano 5 giorni di quarantena precauzionale.
Rientro in classe : Test rapido o molecolare La riammissione in classe dei soggetti in regime di quarantena precauzionale è subordinata alla sola dimostrazione di avere effettuato un test antigenico rapido o molecolare con esito negativo, anche in centri privati a ciò abilitati.
PRIMARIA :
Didattica in presenza : Fino a 4 positivi in classe si fa scuola in presenza per tutti con l’utilizzo delle Ffp2 da parte dei docenti e degli alunni con più di 6 anni fino al decimo giorno successivo all’ultimo caso accertato di Covid. È obbligatorio fare un tampone (anche “fai da te”) al primo sintomo, e, se ancora sintomatici, al quinto giorno dall’ultimo contatto.
Didattica a distanza : In classe vaccinati e guariti Con 5 o più casi per i vaccinati o guariti da meno di 120 giorni o per chi ha effettuato la dose di richiamo l’attività didattica prosegue in presenza con le Ffp2 fino al decimo giorno successivo all’ultimo caso accertato di Covid. Tutto ciò vale anche per chi è esentato dalla vaccinazione (va documentato). Per tutti gli altri si va in Dad per 5 giorni. Le lezioni on line scattano se il quinto caso si verifica entro 5 giorni dall’accertamento del caso precedente. Agli alunni che restano in classe si applica il regime sanitario di autosorveglianza. A chi non è applicabile l’autosorveglianza, scatta la quarantena precauzionale di 5 giorni che cessa con un tampone negativo. Ma per i successivi 5 giorni si è comunque tenuti a indossare le Ffp2. Gli studenti in regime di autosorveglianza restano in classe e il loro green pass è controllato dalla App.
rientro in classe : Test rapido o molecolare Chi è in quarantena precauzionale rientra in classe con tampone negativo, effettuato anche in centri privati a ciò abilitati.
MEDIE E SUPERIORI :
didattica in presenza : Con 4 casi si resta in classe Con un solo caso tutti gli alunni restano in presenza con le mascherine Ffp2.
didattica a distanza : In classe vaccinati e guariti Con due o più casi, l’attività in presenza (con le Ffp2 per 10 giorni) prosegue per coloro che hanno concluso il ciclo vaccinale da meno di 120 giorni o che sono guariti da meno di 120 giorni o che hanno effettuato la dose di richiamo. Per tutti gli altri le attività scolastiche proseguono in didattica digitale integrata per 5 giorni. A chi resta in classe si applica il regime sanitario di autosorveglianza. A chi non è applicabile l’autosorveglianza, scatta la quarantena precauzionale di cinque giorni che cessa con un tampone negativo e per i successivi 5 giorni si è tenuti a indossare le Ffp2. Si ricorre alle lezioni on line se l’accertamento del secondo caso di Covid si verifica entro cinque giorni dall’accertamento del caso precedente. Gli studenti in regime di autosorveglianza restano in classe e il loro green pass è controllato dalla App, che verrà opportunamente modificata.
Rientro in classe : Test rapido o molecolare La riammissione in classe dei soggetti in regime di quarantena precauzionale è subordinata alla sola dimostrazione di avere effettuato un test antigenico rapido o molecolare con esito negativo, anche in centri privati a ciò abilitati.
Alunni vaccinati o guariti in aula con green pass e mascherina Ffp2
domenica 16 gennaio 2022
Come era ovvio, pure la scuola è in Dad di fatto: in milioni a casa
Scuole chiu -
se, no aperte.
Classi in Dad, no
in aula. Nella
giungla dell’I-
struzione vige il
ping-pong istituzionale, si
arriva perfino a dover sce-
gliere fra mascherina e me-
rendina. E le famiglie desta-
bilizzate da protocolli, smen-
tite, ordinanze, ricorsi sono
oltre la crisi di nervi. La decisione napoleonicadi Mario Draghi di tenere il
punto sulle riaperture «a tut-
ti i costi» sta balcanizzando il
Paese. E per lunedì sembra
concretizzarsi la profezia di
Antonello Gianne lli, presi-
dente dell’Associazione pre-
sidi, che a Rainews ha detto:
« C ’ è u n a p re v i s i o n e d i
200.000 classi in didattica a
distanza, facile perché appli-
cando una crescita di tipo
esponenziale si arriva a que-
sti numeri. Per evitarlo ba-
stava ritardare la riapertura
di due settimane; ora quello
che il governo non ha voluto
fare, lo farà la pandemia».
Duecentomila, quasi il 40%;
nelle scuole pubbliche le
classi sono 370.000, più
120.000 private.
L’esempio più illuminante
del caos organizzativo arriva
dalla Sicilia. Dopo l’avvio a
singhiozzo del 13 gennaio i
sindaci di Palermo e Agri -
gento avevano pubblicato or-
dinanze di chiusura in con-
trasto con la legge regionale
che prevede l’adesione totale
alle norme governative. Al-
cuni genitori hanno fatto ri-
corso al Tar («il decreto im-
pone la chiusura solo nelle
zone rosse o arancioni»), che
ieri lo ha accolto smantellan-
do i provvedimenti comuna-
li. Un’analoga sentenza è ar-
rivata ad annullare la so -
spensione delle lezioni in
presenza fino al 23 gennaio
decisa da Messina. Tutti in
classe? No, perché a Catania
nessuno è intervenuto, quin-
di gli studenti si presente-
ranno solo lunedì 17.
Una battaglia a colpi di de-
creti, un Vietnam. Eppure il
governatore Nello Musumeci
chiede un ’interpretazion e
unitaria: tutti in classe. «Gli
assenti per positività non su-
perano il 5%, il dato emerge
dal monitoraggio dell’Uf f ic io
scolastico regionale che co-
munica di avere censito 706
istituti, l’86% del totale. Alla
luce di questi dati, pur com-
prendendo le preoccupazio-
ni che hanno ispirato la con-
dotta restrittiva dei sindaci,
confermiamo l’inte ndim en-
to di favorire la ripresa delle
attività scolastiche in pre-
senza, nel rispetto delle di-
sposizioni nazionali». L ’a s-
sessore all’Istruzione Rober-
to Lagalla va oltre: «L’obiett i-
vo è di privilegiare il ritorno a
scuola e di riservare alla Dad
una funzione complementa-
re da adottare solo per una
documentata necessità. La
finalità è quella di ridurre le
diseguaglianze e di evitare
ritardi nell’apprendimento e
marginalizzazione sociale».
Nobile intento che il mon-
do della scuola, non solo sici-
liano, considera disancorato
dalla realtà. La riprova in Ca-
labria, provincia di Crotone,
dove tutti i sindaci tranne
quello del capoluogo hanno
disposto all’unisono la chiu-
sura delle scuole «di ogni or-
dine e grado fino a lunedì,
con la possibilità di proroga
di una settimana» in barba
alle decisioni di Palazzo Chi-
gi. Un ammutinamento? Se-
condo il potente sindacato
degli insegnanti Gilda le
chiusure sarebbero motivate
«non solo dall’emergenza
epidemiologica ma anche
dalla difficoltà di traccia-
mento da parte dell’ente sa-
nitario locale. In ogni scuola
si registrano diversi casi di
positività, le famiglie hanno
fatto richiesta dell’attivazio-
ne della Dad. In più resta irri-
solto il problema dei traspor-
ti». Curioso aggiungere che a
Crotone, dove le scuole sono
aperte, nessuno ci va perché
gli studenti sono in stato di
agitazione.
Nel l’inverno Omicron il
fuoco avvampa, il pentolone
ribolle e non è difficile vede-
re all ’opera dirigenti fai-da-
te impegnati a inventarsi -
certamente in buona fede -
ordinanze cervellotiche. Una
su tutte, quella della scuola
elementare Falcone e Borsel-
lino di Castano Primo (Mila-
no), dove la preside Maria
M e rol a ha invitato i genitori
degli alunni «a supportare la
scuola affinché la mensa di-
venti il più possibile luogo
sicuro di consumazione del
pasto». E come? «Sollecitan-
do i bambini a limitare, se
non abolire, le chiacchiere,
in modo da continuare a ga-
rantire il servizio». Dopo il
divieto di cantare per non
trasmettere il virus, ecco
quello di parlare. In attesa di
quello di respirare.
Se studenti e famiglie vivo-
no giorni di t otale smarri-
mento, gli insegnanti non
stanno meglio: il personale
assente da scuola in Italia ar-
riva fino a punte del 30%
(Bergamo, Brescia), mentre a
Roma il 15% dei docenti è po-
sitivo o in quarantena. E il
ministro dell’Istruzione, Pa-
trizio Bianchi, è al centro
delle critiche. «L’affermazio-
ne che la scuola sia un luogo
sicuro è poco più di una bat-
tuta», spiega Rino Di Meglio,
coordinatore nazionale di
Gilda. Poi smonta l’improba-
bile narrazione ufficiale che
presenta il settore come un
angolo di Svizzera, una volta
rottamati i banchi a rotelle
della coppia Lucia Azzolina-
Domenico Arcuri. «Soltanto
in rari casi gli interventi di
qualche en te locale hanno
reso davvero sicura la riaper-
tura, in realtà ben poco è sta-
to fatto per rendere la scuola
più sicura di quanto non fos-
se prima della pandemia. Il
governo ha messo la polvere
sotto il tappeto e le chiusure
sono arrivate inevitabilmen-
te con il progredire dei con-
ta g i » .
Come se non bastasse l’e-
mergenza sanitaria, gli isti-
tuti sono in balia di chi non
vedeva l’ora di strumentaliz-
zarla. Per esempio con occu-
pazioni surreali come quella
del liceo classico Manzoni di
Milano, dove gli studenti
hanno deciso di «autogestire
la nostra salute». Il Collettivo
politico (consueto melting
pot della sinistra in movi-
mento) è preoccupato per -
ché «dopo due anni passati in
Dad abbiamo trovato una
scuola più attenta a valutarci
in modo ossessivo che a tra-
smettere conoscenze». Tra-
duzione dal politichese li-
ceale: ci eravamo abituati be-
ne e adesso fioccato i quattro.
Spiace ragazzi, ma è la vita.
Caos scuola, famiglie in lockdown
Ne ll’inverno Omicron c’è una sola certezza: l’Uff ic io complicazioni affari semplici funziona alla perfezione. E quello del ministero dell’Istruzione riesce a superare in bizantinismi gli S p e ra n za bo - ys che presidiano il dicastero della Salute. La conferma arriva dalla nota operativa che il ministro Patrizio Bianchi ha inviato ai presidi per l’appli - cazione delle misure vecchie e nuove; un calembour, un complicato gioco dell’oca per le famiglie italiane che rischiano di vedersi sconvolgere ancora una volta l’esisten - za. Per comprendere la rigidità da burocrazia sovietica, il metodo migliore è riassumere il protocollo. Scuola per l’infanzia: con un bimbo positivo, dieci giorni a casa per tutti. Scuola elementare: con un contagiato tutta la classe deve sottoporsi a tampone immediato il prima possibile (qui cominciano le penombre lessicali) e un altro dopo cinque giorni; se l’esito è negativo gli alunni possono tornare in classe ed evitare la didattica a distanza. Se però i contagiati sono due l’in - tera classe va in quarantena per dieci giorni e le lezioni proseguono in Dad. Già ci sono genitori preoccupati per quel «prima possibile», essendo a conoscenza delle difficoltà congenite delle Ats regionali a processare tamponi scolastici a causa delle migliaia di richieste contemporanee. Scuola media e scuola superiore: un positivo prevede per tutti autosorveglianza (con tamponi preventivi gratuiti) e mascherine ffp2. Con due contagiati la faccenda si complica. Chi ha completato il ciclo vaccinale con booster o è guarito da meno di 120 giorni continua ad andare in classe. Gli altri (non vaccinati, senza terza dose, guariti oltre i 120 giorni) entrano nella casella Dad, a casa davanti al computer. Se invece i positivi al Covid sono tre o di più, l’in - tera classe finisce in quarantena per 10 giorni. Una giungla amazzonica. Al di là del cubo di Rubik si materializza un problema di gestione dei dati sanitari perché, nel caso di chi frequenta in presenza in regime di autosorveglianza, «i requisiti per poter frequentare devono essere dimostrati dall’alunno. E la norma di legge autorizza le scuole a prendere visione della situazione vaccinale degli studenti, senza che ciò comporti una violazione della privacy». Di fatto la responsabilità di effettuare tamponi a raffica e di dimostrare lo status sanitario degli studenti ricade sulle famiglie. Inoltre l’isti - tuto può controllare lo stato vaccinale e non dei ragazzi. Con tre conseguenze di non indifferente impatto: l’atte s a infinita dell’esito dei tamponi che si sovrappongono l’uno con l’altro, il rischio di lockdown per interi nuclei famigliari e la possibile emarginazione sociale dei ragazzi più fragili. Con le sue incrostazioni normative da emicrania, la circolare ministeriale lascia spazio alle interpretazioni più fantasiose che già stanno affiorando con una contagiosità anche superiore a quella del virus cinese. All’isti tuto tecnico industriale Enrico Fermi di Siracusa, il preside ha deciso che gli studenti positivi asintomatici non potranno neppure partecipare alla Dad. Forse per non contagiare con un virus sconosciuto il computer. Antonio Ferrarini spiega così il suo diktat: «Potrei mai interrogare una persona malata? Se uno studente è malato non è nelle condizioni di svolgere attività didattica». Al di là della discriminazione a distanza, sarebbe interessante scoprire con quale artificio spionistico il preside è in grado di smascherare un asintomatico collegato online. L’istituto superiore Albert Einstein di Vimercate si sta invece concentrando sul problema del vitto. Poiché il ministero prevede due metri di distanziamento fra gli allievi nella consumazione pasti, la preside Michelina Ciotta ha pubblicato una circolare per proibire «di abbassare la mascherina per consumare pasti anche durante l’i nte rva ll o» . Poi, con un sussulto di umanità, ha aggiunto: «Gli studenti potranno consumare spuntini o pasti chiedendo al docente di uscire dall’aula, uno per volta e con il cartellino di classe, in modo da poter mangiare in corridoio o nelle aree permesse». Davanti alla guerra della merendina non resta che arrendersi.
mercoledì 12 gennaio 2022
Prima campanella ed è già caos scuola In 1.044 Comuni aule ancora chiuse
Tanto per cambiare, la scuola ha affrontato l’en n e si m a riapertura piombando nel caos. Così, a due anni esatti dall’ini - zio del contagio, le cronache del ritorno in classe di milioni di studenti italiani raccontano di proteste, inefficienze, timori per la sicurezza dei ragazzi e dei docenti, che hanno portato ineluttabilmente a un flop, certificato dall’altissimo tasso di defezioni a tutti i livelli. Il problema è che l’introdu - zione di una serie di norme cervellotiche, lungi dal rassicurare, ha prodotto maggiore incertezza, scoraggiando i genitori e - a completare il déjà vu - gettando allo sbaraglio i dirigenti scolastici e il personale degli istituti. Il risultato è stato che, in media, in un Comune su otto la scuola non è ripartita. In totale sono stati 1.044 i Comuni che hanno deciso di far slittare il rientro in classe: 43 in Calabria, 22 nel Lazio, 10 in Piemonte, 9 in Abruzzo, 7 in Molise, 3 in Lombardia, 3 in Sardegna, 2 in Basilicata, uno in Veneto e 4 in Puglia. Sarebbe invece del 10% la stima delle assenze tra prof e personale Ata. Stessa percentuale tra gli studenti, almeno secondo quanto dichiarato dal presidente dell’associazione nazionale presidi Antonello Giann el l i . Col risultato che da tutte le parti del Paese si è levata una protesta praticamente unanime dei presidi, alimentata dalla constatazione di essere stati abbandonati al proprio destin o. Nella lista di lamentele stilata dai dirigenti scolastici, abbondano le segnalazioni di norme contraddittorie e lacunose, di problemi atavici come l’inadeguatezza e il degrado delle strutture (su cui il ministero continua elegantemente a glissare) e la mancanza dei prodotti e dei dispositivi promessi dal governo per la sanificazione e la protezione degli studenti. Il già citato Giannel - li, ha lanciato l’allarme spiegando che, in queste condizioni, nel giro di una settimana l’esplosione del contagio nelle aule potrebbe portare 200.000 classi in Dad e che, già da ieri, gli istituti sono in sofferenza rispetto ai supplenti da impiegare per i docenti positivi. Il che lo ha portato a dire che la scelta di ripartire in queste condizioni non lo ha trovato d’accordo, così come hanno manifestato la propria contrarietà molti suoi colleghi di scuole e licei sparsi per tutto il Paese. Sulla lunghezza d’onda dei presidi si è trovato il consigliere scientifico del ministro della Salute, Walter Ricciardi, per il quale «sono mancati interventi strutturali e oggi gli studenti possono essere il detonatore del contagio». Per R ic c i a rd i alla scuola va prestata «una particolare attenzione, in tutti gli aspetti, dalla purificazione dell’aria, alle mascherine, il personale, l’atten - zione a una serie di procedure, i trasporti locali, un’a l tra grande carenza, che sono stati rafforzati in maniera non sufficiente». In particolare su que s t’ultimo punto, non pochi presidi hanno lamentato che, dopo due anni, nemmeno questa volta si è intervenuti in modo incisivo a valle dell’esten - sione del super green pass, saturando pericolosamente le corse. Ci sono stati istituti, come il Francesca Morvillo di Roma, in cui non si sono presentati 976 alunni su 1.371 e le classi dell’infanzia sono vuote, mentre il preside dell’Is t i tuto Vittorio Emanuele II di Genova ha parlato di «classi decimate», ma a fare la sintesi più efficace è stato Mario Rusconi, dirigente dell’Anp Lazio: «Classi a rango ridotto, mancanza diffusa di docenti, impiegati e bidelli. Non si vedono le mascherine Ffp2 e nulla si sa dello screening ministeriale degli studenti». Per i suoi colleghi piemontesi «in queste condizioni era meglio rinviare l’apertura delle scuole». Sul fronte studentesco, il malumore è sfociato nelle proteste più tradizionali e politicizzate, come gli «scioperi» decretati nella Capitale, a Napoli, Bari, Catanzaro e in tutta la Sardegna e l’occ upa zio ne del Liceo Manzoni a Milano, mentre un coro unanime di protesta si è levato da numerosi istituti per segnalare anche la mancanza dei tamponi, definiti «introvabili». Sul versante politico, a parlare è stato in primis il premier Mario Draghi, che nella conferenza stampa «in differita» ha ribadito che il ritorno in presenza a scuola ha obbedito a una precisa priorità politica stabilita dal governo, aggiungendo che a questa conclusione l’esecutivo è arrivato di concerto con le Regioni. Dai governatori, però, non sono mancati - oltre alla «rivolta» di Vincenzo De Luca - delle perplessità come quelle del presidente della Puglia M ich el e E m i l i a n o, per il quale «non è possibile obbligare alla presenza in classe e i genitori devono avere il diritto di chiedere la Dad» o quello calabrese Roberto Occhiuto, che avrebbe preferito un differimento di un paio di settimane. Dalle forze politiche, le critiche di Fratelli d’Italia si sono per una volta saldate con quelle di Sinistra italiana: per il partito di Giorgia Meloni «non basta solo affermare a parole, come ha fatto il governo, che si vogliono garantire le lezioni in presenza, ma bisognerebbe soprattutto attivarsi per far sì che ciò accada», mentre il segretario di Si Nicola Fratoianni si è trattato di una «ripartenza all’insegna del caos e dell’i mp rov v i s a z io n e » .
Test, Ffp2 ai prof, quarantene: così la scuola prova a ripartire
D opo 18 giorni di vacanze natalizie funestate dalla corsa a dismisura della variante Omicron la scuola prova a riaprire in presenza. Almeno in quei territori dove un’ordinanza locale non abbia scelto di prolungare la chiusura e avviare da subito la didattica in presenza. Gli interrogativi non mancano. Sia sulla bontà delle misure varate dal governo in vista del rientro in classe, sia sull’impatto dei contagi e delle quarantene sul personale effettivamente disponibile. Ma una certezza in più già c’è: i 550 milioni di euro che gli ultimi provvedimenti, adottati tra Natale e l’Epifania, hanno stanziato per la ripartenza delle lezioni. Al netto dell’andamento del virus, che in questa fase sta colpendo soprattutto nella fascia pediatrica e che va monitorato con attenzione, l’esecutivo Draghi punta su tre ricette: test a tappeto per gli alunni, mascherine Ffp2 e nuove regole per la gestione dei casi di positività negli istituti scolastici. Novità pure per i genitori, visto che fino al termine dello stato d’emergenza (oggi fissato al 31 marzo 2022), sono confermati i congedi Covid retribuiti al 50% se con figli under 14 e la possibilità, in alternativa, di ottenere il 100% di smart working, come primo effetto della circolare firmata la scorsa settimana dai ministri della Pa (Renato Brunetta) e del Lavoro (Andrea Orlando). E allora proviamo a fare chiarezza nel solito, italico, groviglio normativo che a cavallo tra vecchio e nuovo anno è diventato ancora più intricato. Decreto Natale Il Dl 221/2021 arrivato alla vigilia di Natale ha introdotto la novità delle mascherine Ffp2 obbligatorie per maestre e maestri dell’infanzia e per tutto il personale delle scuole di ogni ordine e grado, laddove sono presenti alunni esonerati dall’obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie. L’Istruzione, a fine anno, ha avviato un monitoraggio ad hoc e ha iniziato a distribuire le mascherine Ffp2 alle scuole. E sempre il decreto di Natale ha stanziato 9 milioni di euro per il personale militare della struttura commissariale del generale Francesco Paolo Figliuolo affinché supportino Regioni e Province nelle attività di testing e tracciamento, completamente saltate con l’impennata di casi a cui stiamo assistendo da settimane. Lo stesso provvedimento estende, fino al 31 marzo, i congedi retribuiti al 50% per i genitori di figli under 14 con uno stanziamento di circa 30 milioni quest’anno. In alternativa, come detto, c’è la possibilità di ricorrere al lavoro agile con modalità semplificate, senza cioè l’accordo individuale tra azienda e singolo dipendente privato. Nel pubblico, in virtù delle nuove regole Brunetta, ogni amministrazione può programmare lo smart working con una rotazione del personale settimanale, mensile o plurimensile. Nella più ampia flessibilità, anche modulandolo, quindi, se necessario, sulla base dell’andamento dei contagi (e della Dad per i figli). Manovra 2022 Accanto a queste misure, la legge di Bilancio 2022 ha reperito 400 milioni di euro per la proroga dell’organico Covid, docente e Ata, assunto da settembre a dicembre. Si tratta complessivamente di circa 30mila contratti. Il ministero dell’Istruzione ha già dato mandato alle scuole di procedere alla proroga di tutti questi rapporti a tempo determinato fino al 31 marzo, impegnandosi a trovare nuovi fondi per arrivare fino al termine delle lezioni, cioè giugno. Nella manovra viene posta attenzione anche al tema dell’abbassamento del numero di alunni nelle aule: gli attuali tetti nella composizione di ciascuna classe potranno essere derogati per ridurre l’affollamento, in particolare negli istituti che si trovano in aree di maggior disagio e in cui gli indici di dispersione scolastica sono più elevati, ma se ne comincerà a parlare solo nel prossimo anno scolastico. Operativi da subito invece i 20 milioni di euro per il supporto psicologico di studenti e personale,particolarmente provati dall’emergenza sanitaria. Decreto Epifania Mercoledì scorso è arrivato poi il decreto Epifania che rivede nuovamente le regole sulle quarantene. All’infanzia con un positivo la classe/bolla va tutta a casa per 10 giorni. Alla primaria, con un contagio si attiva la sorveglianza con testing: l’attività prosegue in presenza effettuando un test antigenico rapido o molecolare appena si viene a conoscenza del caso di positività (T0) un altro dopo cinque giorni (T5). In presenza di due o più positivi è prevista la Dad per per l’intero gruppo classe. A medie e superiori, con un positivo scatta l’autosorveglianza con la prosecuzione delle attività in presenza e l’uso delle mascherine Ffp2. Con due casi nella stessa classe per i non vaccinati e per coloro che sono guariti o con vaccino da più di 120 giorni le lezioni vanno online. Per tutti gli altri è prevista la prosecuzione delle attività in presenza con l’autosorveglianza e l'utilizzo di mascherine Ffp2. Con tre casi nella stessa classe si va tutti in Dad per 10 giorni. Sempre il decreto Befana stanzia poi oltre 92 milioni di euro per potenziare le attività di screening: gli studenti in autosorveglianza possono effettuare test gratuiti in farmacia e nelle strutture convenzionate. Sperando che i recenti e risaputi problemi di collegamento del passato prossimo tra Asl e istituti scolastici siano definitivamente alle spalle.
venerdì 24 dicembre 2021
Montano i tifosi della Dad
Continuano a scriverla con la q. Sulla scuola i governi mostrano regolarmente deficit di strategia e di capacità gestionale. Nel santuario cardine della sinistra la stagione dei banchi a rotelle di Lucia Azzolina e Domenico Arcuri è lontana, ma anche lo staff di Mario Draghi si muove a tentoni e rischia di essere travolto dalla contagiosità della variante Omicron: classi in quarantena, totale mancanza di screening, impossibilità di definire i flussi del virus all’interno di edifici fatiscenti. Con un’unica soluzione: mandare a casa i ragazzi. Dove i limiti della fibra e la diffusione poco uniforme della tecnologia impediscono una Dad diffusa ed efficace, con buchi di apprendimento del 50%. Poi ci si scandalizza per gli esiti delle prove Invalsi. Non c’è pace fra i banchi; fra oggi e domani gli studenti sono in vacanza ma non sanno quando torneranno in classe. Aumentano i contagi? Tutti in cameretta anche dopo l’Epifania. È ciò che chiede a gran voce il virologo in pensione Massimo Galli: «Non voglio tirarmi addosso u n’ira diddio di critiche però ci sarà da pensare a una procrastinazione delle vacanze se le cose vanno male o malissimo». È vero che la percentuale dei contagi in classe aumenta, ma la soluzione riporta esattamente al marzo 2020. Quasi due anni buttati via. Sulla stessa posizione è Giorgio Palù, presidente dell’Aifa (Agenzia del farmaco): «Quando circolava la variante Alfa i bambini si infettavano pochissimo, non trasmettevano, non si ammalavano in forma grave», ha detto a S ky Tg 24 . «Oggi la situazione è diversa perché l’incidenza è soprattutto in questa fascia d’età scolare e la malattia è più severa. La valutazione è sempre di rischio-beneficio. Allunghiamo pure le vacanze, se abbiamo la possibilità di recuperare successivamente». E nelle regioni con più contagi ora l’ipotesi è il rientro in classe il 10 gennaio. Così la scuola, dove secondo la narrazione governativa sembrava che tutto stesse funzionando a meraviglia, torna drammaticamente centrale. Chi dovrebbe risolvere i problemi si limita a litigare. Da una parte le virostar, dall’altra il ministro d el l ’Istruzione Patr i zio B i a n ch i , tecnico di facciata ma in realtà espressione del Pd più ortodosso, quello emiliano: fu assessore regionale nelle giunte di Va s c o E r ra n i e Stefano Bonaccini. Lui, ad allungare le vacanze invernali, è contrarissimo. «Sarebbe una misura sbagliata. La scuola è il comparto che con più prontezza ha risposto all’invito alla vaccinazione», ha spiegato a Un o - m atti n a su Raiuno. Poi ha smentito i dati, a conferma che l’ev id e nza scientifica è un’ap pa r i z io n e scomparente: «I positivi nelle scuole sono sotto lo 0,50%, le classi in quarantena sono 10.000 su 400.000. Il vero strumento per evitare il ritorno alle quarantene è la vaccinazione». Infine il suo mantra politico: «Il problema non è la scuola ma ciò che avviene fuori dalla scuola». Oltre ai presidi, fortemente contrari, a dar manforte al ministro è arrivato il premier D ra g h i nella conferenza stampa di fine anno. «Non allungheremo il calendario delle vacanze. Il ministro è stato esplicito in questa direzione. Sono consapevole delle difficoltà che i giovani hanno subìto a causa delle restrizioni dettate dalla pandemia». Ma ha chiuso lasciando aperta la porta: «Il ricorso alla Dad dipende delle vaccinazioni». Fra i sindaci di sinistra si fa largo una soluzione alternativa alle vacanze fiume: il green pass per gli studenti. Sarebbe un ulteriore giro di vite, impossibile da applicare nell’immediato visto che la campagna per i minori è cominciata da poco. M atte o R ic c i , sindaco piddino di Pesaro e presidente dell’Associazione per le autonomie, insiste nella proposta: «Se non si prende un provvedimento urgente, dopo la pausa natalizia questo sarà l’amaro dono nella calza della Befana. I bambini e i ragazzi vaccinati non possono ritrovarsi in didattica a distanza a causa dei loro compagni non vaccinati. Bisogna introdurre il green pass anche per gli alunni delle elementari, per gli studenti delle medie e delle superiori». Lui chiederebbe il certificato anche a Gesù Bambino per entrare nel presepe. Il ministroB i a n ch i re p l ic a ma senza affossare il diktat: «Questa proposta ha trovato u n’opposizione ampia, anche perché un conto sono i ragazzi grandi vaccinati all’85%, un conto i bambini. Ne discuteremo serenamente nel Consiglio dei ministri». Il summit si tiene stamattina a Palazzo Chigi e chi entra sarà accompagnato da una dura presa di posizione del Vaticano contro la Dad. (🤔🤔🤔) La Pontificia accademia per la vita presieduta da monsignor Vincenzo Pagliaha presentato un documento nel quale sottolinea «la gravità della didattica a distanza, che dovrà in futuro essere considerata solo l’ultima ratio da adottare in casi estremi. Laddove le misure di contenimento hanno costretto i ragazzi alla Dad, l’impoverimento dell’a pprendimento e la deprivazione delle relazioni formative sono diventati un’ev idenza condivisa». A forza di vacanze prolungate, almeno dieci milioni di bambini nel mondo non torneranno più a scuola.