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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

😔😔😔  

giovedì 22 settembre 2016

LA CELEBRAZIONE DEL 1%. L’INEGUAGLIANZA FA BENE ALL’ECONOMIA ?

poverta 1 stati uniti


Parafrasando Mark Twain, tutti si lamentano dell’ineguaglianza, ma nessuno fa qualcosa contro di essa.
Ciò che al contrario accade spesso è di usare il concetto di ineguaglianza come pretesto per proiettare le proprie vedute su come rendere la società più prospera ed allo stesso tempo più equa. Queste vedute dipendono in larga parte dal fatto che l’osservatore abbia una considerazione dell’1% come innovativo, intelligente, creativo, che la sua ricchezza sia dovuta al suo apporto al resto della società, o se al contrario, come sostenuto dagli economisti classici, la parte più ricca della popolazione è costituita dai rentiers(possidenti) che estraggono il loro reddito e le loro ricchezze dal 99% in qualità di passivi proprietari, monopolisti, banchieri predatori.
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Bravo Renzi, per una volta (pensate Bersani al suo posto)

weidmann renzi bersani


La notizia è questa; ma la devo riprendere da Reuters, perché “i grandi media italiani”  l’hanno bucata, come si dice in gergo.
Renzi a Weidmann: si preoccupi dei derivati delle banche tedesche
(Reuters) – Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, da New York, ha replicato alle critiche espresse dal presidente Bundesbank Jens Weidmann.  
“Parla molto delle sofferenze delle banche italiane ma lui (Weidmann) ha il problema di centinaia e centinaia di miliardi di derivati, che è un problema che riguarda anche noi, perché se c’è un problema nelle banche tedesche è un problema per tutta l’Europa. Noi non siamo abituati a dare le pagelle agli altri.
“Le regole europee, che spero vengano rispettate anche in Germania dove il surplus commerciale è particolarmente elevato, prevedono espressamente che vi siano specificità in casi eccezionali come quello del terremoto”, ha concluso Renzi.
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GUARDARE IL MOSTRO IN FACCIA

renzi holandemerkel mostri

Ho sprecato il mio tempo.
Molti di noi l’hanno fatto ed è bene, anche per loro, addivenire, prima o poi, a un mezzogiorno di fuoco dell’anima.
Si nasce, si ama, si studia, si impara, si vive.
Ma quanto di ciò che abbiamo vissuto è frutto della nostra scelta? Non sarà che abbiamo preferito, più o meno consciamente, il caldo letto del conformismo?
Non intendo coinvolgervi; parlerò solo di me (che sono nato a sinistra, altri declineranno l’esame di coscienza a loro modo).

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http://comedonchisciotte.org/guardare-mostro-faccia/

LA STORIA MAI RACCONTATA DEL 9/11: IL SALVATAGGIO DELL’ EREDITÀ DI ALAN GREENSPAN

alan greenspan world trade center 11settembre2011

I cittadini americani sono ancora all’oscuro di quelle centinaia di miliardi di dollari di movimenti finanziari che la Federal Reserve gestì nei giorni, settimane e mesi successivi al 9/11.
Quello che ancora manca nel Rapporto Ufficiale della Commissione 9/11, nelle audizioni del Congresso e negli studi accademici, è che Wall Street, il giorno in cui gli aerei colpirono le torri del World Trade Center, era sul punto di ricevere una denuncia dal Procuratore Generale dello Stato di New York, Eliot Spitzer, per aver orchestrato una frode di proporzioni senza precedenti ai danni degli investitori pubblici.  Tale indagine fu bloccata per più di sei mesi: sarebbe stato politicamente scorretto attaccare le più grandi banche d’investimento di Wall Street in un momento in cui le famiglie piangevano la perdita dei loro cari, alcuni titoli di risparmio Statunitensi venivano chiamati “Patriottici” e il Congresso rendeva omaggio alle eroiche grandi banche, alla Borsa e alla Federal Reserve per aver rimesso in moto tutto il sistema finanziario nel giro di una sola settimana dalla tragedia.
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UN PROBLEMA GIGANTE

corporation aziende multinazionali

L’ascesa di aziende colossali minaccia sia la concorrenza sia la legittimità del mercato
DISCONTINUITA’ può essere lo slogan del momento nelle sale riunioni societarie, ma oggi l’aspetto più dirompente del mercato non è il rovesciamento dell’ordine costituito. E’ il trinceramento di un gruppo di aziende superstar al centro dell’economia globale. Alcune di queste sono vecchie imprese, come GE (General Electric), che si sono reinventate. Alcune sono eccellenze dei mercati emergenti, come Samsung, che hanno colto le opportunità offerte dalla globalizzazione. L’élite delle élite sono i nuovi colossi high-tech – Google, Apple, Facebook e tutto il resto – che hanno eretto imperi aziendali con i codici binari (bit and bytes).
Come chiarisce l’inserto speciale di questa settimana, le società superstar sono ammirevoli in molti modi. Esse sfornano prodotti che migliorano la vita dei consumatori, dagli smartphone ai televisori ultrasottili. Forniscono ad americani ed europei, servizi “gratis” stimabili annualmente intorno a $ 280 miliardi – attraverso i motori di ricerca. Ma hanno due grandi difetti. Schiacciano la concorrenza, e usano gli oscuri artifici dell’imprenditorialità per rimanere davanti. Nessuno dei due facile da risolvere. Ma a non riuscirci si rischia una reazione a catena che diventerà deleteria per tutti.
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CHI PERDE VINCE

olimpiadi virginiaraggi roma
Le Olimpiadi, conti alla mano, le vince sempre chi non se le aggiudica.
Dunque si può dire senza tema di smentita che ieri Roma, rinunciandovi, ha vinto le Olimpiadi del 2024. Bene ha fatto Virginia Raggi a tener fede alla parola data agli elettori e ad an-nullare la candidatura che quel buontempone di Marino, pressato da quell’irresponsabile di Renzi e dal quel megalomane di Malagò, aveva presentato due anni fa. Stiamo parlando – è bene che si sappia – soltanto di una candidatura, non della certezza di organizzare i Giochi del 2024: ma già la candidatura comporta soldi pubblici già stanziati e già in parte spesi, senza sapere se alla fine il Cio avrebbe scelto Roma o la temibile concorrente Parigi. Solo che Parigi non è alla canna del gas, mentre Roma non ha più neanche gli occhi per piangere: devastata da Mafia Capitale, da ruberie stratificate e da un debito di 13 miliardi (almeno, per- ché è ancora tutto da verifica- re). E soltanto una città che scoppia di salute può permettersi il lusso di un grande evento come quello olimpicoche – studio di Oxford alla mano – c omporta regolarmente uno sforamento medio del 176% fra budget iniziale e costo finale per le edizioni estive, senza contare le invernali (+720% Montreal, 266 per Barcellona, 324 Lake Placid, 76 Londra, 277 Lillehammer, 181 Grenoble, 118 Sarajevo, 151 Atlanta, 137 Albertville, 90 Sydney, 80 Torino, 51 Rio de Janeiro).
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martedì 20 settembre 2016

UN PROBLEMA GIGANTE

corporation aziende multinazionali

L’ascesa di aziende colossali minaccia sia la concorrenza sia la legittimità del mercato
DISCONTINUITA’ può essere lo slogan del momento nelle sale riunioni societarie, ma oggi l’aspetto più dirompente del mercato non è il rovesciamento dell’ordine costituito. E’ il trinceramento di un gruppo di aziende superstar al centro dell’economia globale. Alcune di queste sono vecchie imprese, come GE (General Electric), che si sono reinventate. Alcune sono eccellenze dei mercati emergenti, come Samsung, che hanno colto le opportunità offerte dalla globalizzazione. L’élite delle élite sono i nuovi colossi high-tech – Google, Apple, Facebook e tutto il resto – che hanno eretto imperi aziendali con i codici binari (bit and bytes).
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Il Bomba spara a salve

Il Bomba spara a salve #nonmifidodirenzi

A modo suo è simpatico Matteo Renzi. E davvero abile. Appena pensi che sia chiuso all’angolo trova il modo di sgusciare via. Fantasioso, imprevedibile, guascone. Da piccolo era ” Er bomba”, quello che le sparava grossa, e “Er bomba” è rimasto, solo che nel frattempo ha affinato le tecniche. Ha imparato lo spin, grazie anche al suo “stregone” Filippo Sensi.
L’ultima uscita è davvero spettacolare. Al termine del vertice europeo di Bratislava rilascia un’intervista al Corriere della Sera, che definire esplosiva non è esagerato. Al punto che persino al radiogiornale di Radio 24 l’altra sera il cronista rilevava come certe frasi fino a ieri venivano pronunciate solo da esponenti dell’opposizione “populista”. Sottinteso: come la Lega, come il Movimento 5 Stelle.
Renzi che parla dell’immigrazione come Salvini? E che denuncia le incoerenze economiche dell’Europa come Di Battista? Sì, sì. Leggete qui:
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Output gap: il Bomba non ne azzecca più una

Output gap: il Bomba non ne azzecca più una

Dopo la serie infinita di dati economici negativi (lavoro, Pil, fiducia delle imprese, vendite al dettaglio), per il Bomba arriva un’altra terribile mazzata: la Commissione Europea ha respinto la richiesta di 8 Paesi, Italia in testa, di modificare il calcolo del cosiddetto “output gap”.
Di cosa si tratta? L’output gap è la differenza tra il Pil prodotto da un Paese nell’anno in questione e il Pil che lo stesso Paese potrebbe raggiungere utilizzando tutti i fattori produttivi disponibili (lavoro, capitale, terra). Se l’output gap è negativo, quindi, significa che c’è forza lavoro disoccupata e capitale inutilizzato o non investito. In breve, l’economia cresce meno di quanto potrebbe e dovrebbe.
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Bayer-Monsanto: le verità nascoste

Bayer-Monsanto: le verità nascoste

Dopo il via libera al glifosato con la complicità del Governo italiano in Europa, ecco che finalmente l'acquisizione di Monsanto da parte di Bayer diventa realtà. I dettagli dell'operazione lasciano allibiti per la quantità di denaro che il gruppo tedesco ha deciso di sborsare: 66 miliardi di dollari e 2 miliardi di penale in caso l'antitrust bloccasse tutto.
Ma cosa è successo nel dettaglio tra Bruxelles e Strasburgo e perché la vicenda, prima di essere economica o commerciale, è anzitutto politica? Nel bel mezzo dei negoziati sul rinnovo della concessione al glifosato (di cui abbiamo ampiamente dibattuto) è arrivata la maxi offerta della multinazionale tedesca. Un tempismo tanto impeccabile quanto allarmante: la Germania - formalmente - si astenne sul rinnovo al celebre diserbante (una mossa che pesò tanto quanto un voto favorevole). Lo faceva mentre la sua azienda di riferimento nel settore confermava un'OPA da 62 miliardi di dollari sulla produttrice del glifosato, poi conclusasi con quattro miliardi in più.
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