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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

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lunedì 21 settembre 2026

FRANCIA E GERMANIA: IL TRAMONTO DELL’EURO!


 Mentre arrivano notizie sempre più allarmanti dal fronte di guerra mediorientale e la speculazione si diverte a giocare con il prezzo della benzina, noi ci occupiamo di chi la benzina la getta sul fuoco in Europa, perché se qualcuno non l’avesse ancora capito, l’euro e l’Europa saranno sotto il riflettori il prossimo anno.🤔

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Gasolio alle stelle negli Usa: sfondati i 6,50 dollari, la politica chiede il blocco dell’export


 Con il prezzo medio oltre i 6,50 dollari al gallone, gli agricoltori Usa sono allo stremo: la politica valuta il blocco dell’export, ma il mondo produttivo avverte sul rischio di paralisi industriale.

Punire le raffinerie domestiche per risolvere un’emergenza temporanea rischia di compromettere gli investimenti di lungo termine, lasciando il sistema industriale senza difese alla prossima tempesta.🤔

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domenica 20 settembre 2026

"L'EFFETTO PSICOLOGICO DEL COVID? LO STANNO AZIONANDO PROPRIO ORA"


 L’ultimo e più insidioso strascico dell’operazione pandemica — un aspetto che ho sottolineato fin dal principio e che trova oggi puntuale conferma — risiede nella militarizzazione della società. O, per meglio dire, nella preparazione psicologica delle masse a un assetto illiberale. 🤔

"Il mondo si muove al di là dell'Occidente"

 

La vera domanda del XXI secolo non sarà dunque "chi dominerà il mondo?", ma "come sarà possibile governare un mondo che nessuno può più dominare?".

È probabilmente qui che si decide il significato storico dei BRICS.

Non nella loro eventuale capacità di sconfiggere l'Occidente, ma nella loro capacità di contribuire alla costruzione di un sistema nel quale il potere sia sufficientemente distribuito da rendere necessaria la cooperazione.

La fine dell'ordine unipolare non dovrebbe essere necessariamente la fine dell'ordine internazionale ma potrebbe essere l'occasione per costruirne uno nuovo.🤔

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Non sarà una IA superintelligente ad ucciderci. Lo stanno già facendo i miliardari stupidi

 

Il culto della tecnologia, il culto della crescita illimitata, il culto dell’eccesso hanno portato l'umanità in un vicolo cieco nel suo viaggio su questo pianeta. L’IA non risolverà questo problema. Non farà altro che aggravare i nostri problemi, aggiungendo un ulteriore ostacolo alle guerre in corso, alla minaccia di annientamento nucleare e al collasso ambientale.

I miliardari hanno già rovinato il pianeta. Non hanno alcuna intenzione di ammettere di aver sbagliato e di cambiare rotta. Ma l’IA offre loro un nuovo giocattolo per accelerare la loro storia – e la nostra – verso il suo drammatico finale.

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Regno Unito: il costo reale dell’immigrazione che i governi hanno nascosto

 

Uno studio di Stanford pubblicato dal Financial Times smonta i vecchi modelli: per via di un fisco squilibrato e di pensioni piatte, a Londra chi guadagna poco costa allo Stato molto più che a Parigi o Berlino. Senza correttivi immediati, la spesa pubblica britannica rischia il collasso.

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Regno Unito: il costo reale dell’immigrazione che i governi hanno nascosto

Uno studio di Stanford pubblicato dal Financial Times smonta i vecchi modelli: per via di un fisco squilibrato e di pensioni piatte, a Londra chi guadagna poco costa allo Stato molto più che a Parigi o Berlino. Senza correttivi immediati, la spesa pubblica britannica rischia il collasso.

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Il Regno Unito si trova davanti a un conto salatissimo che rischia di far saltare la tenuta della spesa pubblica.  Un’approfondita analisi apparsa sul Financial Times, a firma di John Burn-Murdoch, ha svelato una realtà scomoda: l’attuale assetto del fisco britannico trasforma l’immigrazione a basso reddito in un drenaggio costante e insostenibile di risorse pubbliche, con un impatto ben più pesante rispetto a quanto accade in Germania o in Francia.

Il crollo del dogma ufficiale

Per quasi un ventennio il dibattito occidentale è rimasto incagliato in uno scontro sterile. Da un lato chi temeva la perdita di posti di lavoro per i residenti; dall’altro i sostenitori dei modelli governativi, come quelli del Migration Advisory Committee britannico, convinti che ogni nuovo arrivato producesse automaticamente un beneficio netto per le casse erariali.

Entrambe le posizioni hanno mancato il punto centrale. Il problema odierno non è la sottrazione di impieghi, ma la voragine che si apre quando flussi consistenti di persone percepiscono paghe minime o restano inattivi.

Chi guadagna poco non versa imposte sufficienti a coprire i servizi che riceve. Se a questo si somma un sistema di welfare generoso ma mal congegnato, il deficit dello Stato non può che allargarsi a dismisura.

La trappola fiscale inventata da Londra

Perché un lavoratore a basso salario costa molto di più a Downing Street rispetto a Berlino o a Parigi? La risposta risiede nell’architettura delle imposte e delle pensioni.

Nel Regno Unito le aliquote fiscali e i contributi sociali per i redditi bassi sono ridotti al minimo. Chi guadagna poco non paga quasi nulla di tasca propria, ma ha comunque diritto a una pensione statale fissa (flat rate) e a una rete di aiuti pubblici consistente.

In Germania o in Francia il meccanismo è opposto:

  • Chi guadagna cifre modeste versa contributi e tasse percentualmente più pesanti;
  • L’assegno pensionistico futuro è calcolato sui contributi effettivamente versati nella vita lavorativa;
  • Lo Stato non regala trattamenti di fine carriera a chi ha contribuito in misura marginale.

A Londra, invece, la combinazione di zero tasse e pensione garantita crea un vero e proprio sussidio a vita a carico del contribuente medio.

I numeri dello studio di Stanford

A mettere cifre precise su questa anomalia è un recente studio condotto da Usama Polani, ricercatore dello Stanford Institute for Economic and Policy Research (SIEPR).

Il dato è impressionante: per fare in modo che una coppia immigrata arrivata a 30 anni non rappresenti una perdita netta per lo Stato nel corso della propria vita, il lavoratore principale deve guadagnare una cifra considerevole.

PaeseSoglia di reddito necessaria per non pesare sul bilancio
Germania28° percentile dei salari nazionali
Francia45° percentile dei salari nazionali
Regno Unito55° percentile dei salari nazionali

In Germania basta trovarsi nella fascia medio-bassa dei guadagni (il 28° percentile) per ripagare i costi dei servizi pubblici. Nel Regno Unito bisogna superare la metà della classifica nazionale degli stipendi (il 55° percentile).

In parole povere: un immigrato in Gran Bretagna deve guadagnare più dello stipendio mediano del Paese, altrimenti la sua presenza si traduce in una perdita secca per l’erario. Ovviamente questo è un caso

La composizione dei flussi è cambiata

Il quadro si aggrava osservando l’evoluzione dei flussi migratori. Negli anni passati molti arrivi provenivano da economie sviluppate o da contesti con elevata partecipazione al mercato del lavoro. Oggi non è più così.

La convergenza degli standard di vita e il calo demografico globale hanno ridotto gli arrivi dai Paesi ricchi. Sono invece aumentati gli ingressi da aree geografiche con livelli di istruzione più bassi e, soprattutto, con tradizioni che vedono una bassissima occupazione femminile.

Se in una famiglia lavora un solo componente con una paga modesta, mentre il partner non lavora e ci sono figli a carico, il costo per il servizio sanitario, la scuola e il futuro assegno pensionistico diventa insostenibile. I vecchi modelli previsionali, tarati su lavoratori single e altamente qualificati, hanno semplicemente truccato le aspettative di bilancio.

La lezione della Danimarca

Non si tratta di una condanna inevitabile, ma di scelte politiche precise. Il Ministero delle Finanze danese ha certificato che il costo netto degli immigrati non occidentali è sceso da 42 miliardi di corone nel 2015 a 31 miliardi nel 2018 (l’1,4% del PIL danese).

Come ha fatto Copenaghen? Due fattori hanno guidato la svolta:

  1. Una solida crescita economica generale;
  2. Regole ferree che impongono un congruo periodo di lavoro retribuito prima di poter accedere ai sussidi statali;
  3. Il dimezzamento del divario occupazionale per le donne provenienti da Medio Oriente, Nord Africa e Asia meridionale. Non possono restare a casa, ma devono andare a lavorare, perché non ci sono sussidi.

L’integrazione economica non avviene per miracolo o per inerzia. Senza incentivi precisi al lavoro e senza paletti all’assistenzialismo, il sistema scivola nell’inattività retribuita.

Le conseguenze pratiche per l’economia

Per il Regno Unito il tempo delle illusioni contabili è terminato. L’illusione di poter colmare i buchi della manodopera a basso costo senza pagarne il conto sociale è svanita.
Se il governo britannico non interverrà per riformare i criteri di accesso ai sussidi o per attrarre figure a reddito più alto, le opzioni sul tavolo rimarranno due, entrambe disastrose: tagliare la spesa sanitaria e i servizi essenziali per tutti i cittadini, oppure aumentare la pressione fiscale sul ceto medio già provato dall’inflazione.
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Parigi fuori controllo: tasse su pensioni e stipendi, debito al 121% e deficit doppio rispetto all’Italia

 

La manovra francese 2027 smentisce il governo: arrivano 9 miliardi di tasse su pensioni e congedi, il disavanzo resta al 5,4% e il debito vola al 121,7%. Scope Ratings declassa Parigi mentre la Germania di Merz rischia il tracollo.

Con una Francia che affonda nel debito oltre il 120% e una Germania paralizzata dal punto di vista politico e industriale, l’Europa si ritrova priva del suo storico motore economico. Quando le due maggiori economie dell’area euro entrano simultaneamente in una crisi di solvibilità e di competitività, il rischio sistemico non è più un’ipotesi teorica, ma una realtà imminente.🤷‍♀️

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Francia a secco: code ai distributori e pompe senza carburante più conveniente

 

Una stazione su nove è senza benzina o diesel in Francia: le pompe TotalEnergies finiscono a secco dopo l’assalto per i prezzi calmierati e il gasolio vola a 2,38 euro al litro.

La fragilità strutturale di Parigi e del Continente

La crisi dei distributori francesi porta a galla una vulnerabilità molto più profonda. L’Europa intera, con la Francia in prima fila, vive su una fune sottilissima dal punto di vista energetico.Se il flusso primario vacilla o i costi a monte esplodono, i tentativi di contenimento dei governi mostrano subito la corda.

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La società anestetizzata: distrazione, frammentazione e controllo sociale


 Il dominio più efficace costruisce una società in cui pensare sembra noioso, inutile o troppo difficile. Il potere non ha bisogno di essere amato né di convincere tutti che le cose funzionano. Gli basta una popolazione distratta, individualizzata, stanca e convinta che nulla di importante dipenda da lei. È sufficiente che coloro che potrebbero mettere in discussione la struttura si combattano tra loro, che chi percepisce il problema si senta solo e che l’indignazione sia intensa ma frammentaria.

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sabato 19 settembre 2026

MMIGRAZIONE: IL GRANDE BLUFF DELLE PENSIONI


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ECCO perché la DEMOCRAZIA è una Truffa!

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Usa, la bolla immobiliare dei condomini scoppia all’improvviso: prezzi giù fino al 34% e sei metropoli sprofondano ai livelli del 2006


 In 34 grandi città americane i prezzi dei condomini crollano fino al 34%: sei metropoli scivolano sotto i valori del 2006, riaccendendo l’allarme sui bilanci bancari e sui consumi.

Un segnale premonitore per l’intera economia?

La memoria corre inevitabilmente alla crisi del 2007-2008. Anche allora la burrasca non iniziò a Wall Street, ma nelle periferie surriscaldate e nei progetti edilizi sovradimensionati di California, Arizona e Florida.

Il mercato immobiliare non galleggia nel vuoto. Un calo generalizzato del 20% o 30% del valore delle case innesca il temuto “effetto ricchezza negativo”: le famiglie si sentono più povere, riducono i consumi personali e tagliano le spese discrezionali, deprimendo la domanda aggregata dell’intera economia.

 Il mattone, considerato per anni un rifugio infallibile, sta presentando il conto di una lunga sbornia speculativa. 🤷‍♀️

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Esplode la crisi del gasolio negli USA: la raffineria Exxon va ko e i prezzi toccano il record storico


 Un guasto alla raffineria Exxon di Joliet manda in tilt le forniture: gasolio a 6,45 dollari e spettro della crisi 2008 sull’economia americana.

Il gasolio non è un semplice combustibile per automobili: è la linfa vitale che muove camion, treni merci, chiatte fluviali e macchinari agricoli. Quando il prezzo del diesel schizza alle stelle in piena stagione di raccolta, l’effetto sui costi al consumo è immediato e generalizzato.

Il risultato pratico sarà una contrazione forzata dell’offerta di benzina, innescando una spirale rialzista su tutti i derivati del petrolio.

 un gasolio stabilmente sopra i 6 dollari al gallone richiama da vicino lo shock petrolifero che nell’estate del 2008 precedette la grande recessione globale.

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ECCO PERCHÉ sarete costretti a cambiare auto anche se non avrete i soldi. LORO la chiamano ecologia!


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venerdì 18 settembre 2026

GIAPPONE: IL CONTO SARA’ MOLTO SALATO

DEFFLAZIONE DA DEBITI !🤷‍♀️
 

Giappone nella trappola dei tassi: mutui alle stelle e famiglie sotto tiro, ma l’inflazione non si fermerà


 La Banca del Giappone porta i tassi all’1,25%, il picco dal 1995. Una stretta decisa a maggioranza che colpisce l’80% dei mutui e getta in rosso i bilanci dei giovani, mentre i rincari del petrolio continuano a correre.

L’inflazione attuale non nasce da una domanda interna impazzita, ma dal rincaro del petrolio e dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.Alzare il costo del denaro non farà zampillare un solo barile di greggio in più. In compenso, rischia di soffocare l’economia reale e non dà garanzie di sostenere davvero lo yen.🤷‍♀️

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DOLLARI PER TUTTI, OFFRE WARSH!


 tutti in questi mesi hanno comprato i bond americani, non chi si è lasciato intimorire dalle leggende metropolitane, ma coloro che contano, fondi sovrani, fondi pensione, fondi assicurativi, hedge fund, chiunque abbia un minimo di buon senso.

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Perché i nostri risparmi finiscono tutti a Wall Street

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Trappola diesel: le raffinerie tagliano le forniture e il caro carburante minaccia incrementarsi ulteriormente

Mentre il greggio supera i 100 dollari, la crisi delle raffinerie e il blocco delle rotte marittime fanno volare i prezzi di benzina e gasolio: allarme per trasporti, edilizia e agricoltura.

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giovedì 17 settembre 2026

La resa dei falchi di Londra porta bene ai titoli di stato britannici. Niente rialzo dei tassi, calano gli interessi dei Gilt


 La Bank of England congela i tassi e i rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni crollano all’improvviso. Ecco perché la scelta di sostenere la crescita salva il debito pubblico e smentisce i dogmi del rigore.

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Bruxelles sogna il Canada nell’Unione, ma Ottawa frena: tra desideri e realtà c’è di mezzo l’Atlantico

 

Ursula von der Leyen lancia il Canada come “membro associato” dell’UE, ma Ottawa gela Bruxelles: senza accordi pratici su energia e commercio, il piano resta un’illusione diplomatica.🤷‍♀️

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Avvertimenti inascoltati!

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Scarsi consumi e case svalutate: l’illusione della crescita cinese si infrange contro l’effetto povertà

 

I prezzi delle case scendono da 38 mesi e le vendite di auto crollano del 18%: la ricchezza delle famiglie evapora e blocca l’economia cinese.

i numeri reali mostrano una paralisi della domanda interna. A Pechino non basta più stampare moneta o tagliare i tassi: i cittadini hanno semplicemente smesso di spendere.

Gli aiuti pubblici hanno attenuato la discesa rispetto al -3,2% di luglio, ma non fermano l’emorragia.

Per decenni le famiglie cinesi hanno accumulato la quasi totalità dei propri risparmi negli immobili. Vedere il valore della propria casa scendere mese dopo mese per oltre tre anni genera una sensazione immediata di impoverimento.Se la casa vale meno e il futuro appare incerto, la reazione immediata è chiudere il portafoglio. Poco importa che le banche offrano prestiti a tassi stracciati o che il governo inviti all’ottimismo. Quando manca il reddito reale e la sicurezza patrimoniale, la liquidità facile resta parcheggiata nei depositi. La Cina si trova così intrappolata in una classica crisi di domanda: produrre merci non serve a nulla se poi il mercato interno non ha né i soldi né l’umore per comprare.

L’eccesso di produzione, soprattutto nel settore auto, viene riversata all’estero, allargando la crisi.🤷‍♀️

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Il grande esodo industriale del Canada: mentre le fabbriche chiudono, Bruxelles promette miracoli a mezzo oceano

 

Dazi USA al 50% e scontro frontale: il Canada perde 42.000 posti di lavoro in un mese e le grandi fabbriche fuggono oltrefrontiera. Mentre l’industria chiude i battenti, l’UE offre un’inutile sponda a migliaia di chilometri.🤷‍♀️

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Guerra, dazi e debito: il vertice BRICS frena sull’anti-dollaro mentre il fronte si spacca

 

Dazi, tensioni nucleari e guerre commerciali: il vertice di Nuova Delhi chiede riforme ma evita lo scontro frontale con Washington. L’India blocca l’addio al dollaro e gli alleati asiatici cercano accordi con gli Stati Uniti.

Alla fine il vertice BRICS è stata l’occasione per i paesi partecipanti per farsi gli affari propri, anche intesi in senso commerciale. La tanto annunciata fine del dollaro resta un miraggio politico.

I BRICS allargano la platea, ma finché gli interessi nazionali rimarranno così distanti, le regole del gioco globale continueranno a scriversi altrove e, più che un’alleanza, sembra una grande fiera internazionale.🤷‍♀️

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mercoledì 16 settembre 2026

Doccia fredda dalla Fed: tornano a salire i tassi dopo tre anni. Warsh stringe e non sarà l’ultima volta nel 2026

 

La Federal Reserve alza a sorpresa i tassi al 4% e annuncia nuovi rincari entro fine anno: mutui e prestiti tornano sotto pressione, con i rendimenti ai massimi dal 2007.

Curare un aumento dei prezzi legato a fattori geopolitici e materie prime colpendo la domanda interna significa far pagare il conto a lavoratori e imprese.🤷‍♀️

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L’incubo di Parigi: sul debito francese scatta l’effetto “palla di neve”. Con l’OAT al 4,5% il conto diventa insostenibile

 

Con il rendimento dell’OAT decennale al 4,53% e la crescita ferma allo 0,5%, per la Francia scatta l’effetto palla di neve: gli interessi sul debito superano i 100 miliardi e impongono una manovra correttiva senza precedenti.

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Ma quale Democrazia? Il Potere nasce molto prima

 

La pedagogia della transizione deve insegnare a osservare prima di ripetere, costruire prima di rivendicare, amministrare prima di promettere e correggere prima di trasformare l'errore in dottrina.

La transizione comincia quando una forza smette di limitarsi a denunciare l'impotenza dell'ordine esistente e inizia a costruire, nel presente, le capacità necessarie per sostituirlo.🙏

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Commercio estero: l’Italia segna un surplus record di 8,2 miliardi, ma l’illusione nasconde la frenata dei consumi


 A luglio l’Italia tocca un avanzo commerciale di 8,24 miliardi, ma il calo delle quantità importate rivela la sofferenza della domanda interna schiacciata dai rincari energetici.

L’economia reale sta pagando un conto salato, stretto tra una fiammata dei costi energetici e il progressivo prosciugamento della spesa delle famiglie.Per le famiglie italiane, questo meccanismo si traduce in una stangata quotidiana: i soldi spesi per carburanti e bollette vengono sottratti direttamente ai consumi di tutti i giorni. I carrelli della spesa si alleggeriscono e la domanda interna resta al palo.

Senza una ripresa decisa della domanda interna, l’Italia rischia di assomigliare a una fabbrica efficiente che vende tutto fuori perché i propri dipendenti non possono permettersi di comprare ciò che producono.🤷‍♀️

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Giappone armato fino ai denti? 9 mila miliardi Yen tra intelligenza artificiale e la trappola del debito


 Tokyo raddoppia la spesa militare per entrare nella top 5 globale puntando su intelligenza artificiale e spazio, ma l’impennata dei tassi sul debito pubblico record rischia di travolgere i conti dello Stato.

Il Giappone vanta il triste primato del debito pubblico più elevato tra i paesi avanzati, attestato al 237% del prodotto interno lordo.Per decenni Tokyo ha fatto finta di nulla, finanziando spesa corrente ed espansione pubblica grazie ai tassi a zero della banca centrale.I mercati obbligazionari hanno mandato un avvertimento inequivocabile: il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni è schizzato al 3%, toccando i massimi degli ultimi trent’anni.Gli investitori non sono più disposti a finanziare deficit infiniti senza pretendere rendimenti adeguati.

probabilmente la Banca Centrale innalzerà i tassi d’interesse arrivando al 1,75%. Queto si tradurrà in maggiori interessi che il governo dovrà versare agli investitori.

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