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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

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martedì 22 novembre 2016

Il grande raggiro del CETA (e il futuro dell’Unione Europea)

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Con l’imminenza del voto presso il parlamento Europeo sul trattato UE-Canada noto come CETA e i potenziali diverbi riguardo alla sua ratifica che potranno susseguirsi nei vari parlamenti nazionali UE, il CETA continua ad attirarsi pesanti critiche. Dando uno sguardo più da vicino al testo dell’accordo, e a recenti dichiarazioni mirate a rassicurare i critici e ottenere appoggio alla sua realizzazione, mostrano che le preoccupazioni rispetto al CETA sono ben fondate. Oltre i tentativi di pubbliche relazioni da parte del governo Canadese e della Commissione Europea atti a venderlo come un trattato progressista, il CETA resta ciò che è sempre stato: un attacco alla democrazia, ai lavoratori e all’ambiente. Sarebbe un enorme errore ratificarlo.
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Le origini lontane dell’ascesa di Trump

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Come una rete spietata di ideologi super-ricchi ha ucciso il potere di scelta e distrutto la fede della gente nella politica
La serie di eventi che ha portato all’elezione di Donald Trump è iniziata in Inghilterra nel 1975. Durante un incontro pochi mesi dopo che Margaret Thatcher era diventata leader del partito conservatore, uno dei suoi colleghi stava esponendo quelli che secondo lui erano i valori fondanti del conservativismo, o almeno questo è ciò che si dice. Lei aprì di scatto la sua borsetta, tirò fuori un libro consumato, e lo sbatté sul tavolo. “Questo è ciò che noi crediamo”, disse. Era appena iniziata una rivoluzione politica che sarebbe dilagata in tutto il mondo.
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Allarme Onu: i robot sostituiranno il 66% del lavoro umano

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Dai droni postini alle auto che si guidano da sole (con buona pace dei taxisti), si sapeva che le macchine minacciano parte del lavoro oggi svolto dall’uomo. La grande novità è che nel mirino dei robot ci sono soprattutto i Paesi emergenti: quelli che fino a ieri avevano sviluppato un’industria a basso valore aggiunto contando su una manodopera a costi stracciati. Quella stessa manodopera, domani, potrebbe perdere il lavoro perché superata in economia dalle macchine.
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lunedì 21 novembre 2016

TRUMP MO­MENT: BAN­NON…VUOLE TASSI NE­GA­TI­VI!

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Come gli amici di Ice­berg­fi­nan­za e i miei clien­ti ben sanno una delle stel­le po­la­ri di que­sta crisi è sem­pre stata lo stu­dio della crisi giap­po­ne e al­cu­ni testi di cui serbo ge­lo­sa­men­te il se­gre­to. Ma uno in par­ti­co­la­re e il suo au­to­re sono a di­spo­si­zio­ne di tutti The Holy Grail of Ma­croe­co­no­mics: Les­sons from Ja­pan’s great re­ces­sion.con­si­glia­to vi­va­men­te a tutti co­lo­ro che hanno mi­ni­ma di­me­sti­chez­za con l’in­gle­se e l’e­co­no­mia, per­chè pur­trop­po in Ita­lia tal­vol­ta certi ca­po­la­vo­ri non ven­go­no mai tra­dot­ti.
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http://icebergfinanza.finanza.com/2016/11/21/trump-moment-bannon-vuole-tassi-negativi/

Richard Koo: Inutili altri soldi alle banche se nessuno li prende in prestito. Tocca agli stati investire

Richard Koo

L’impatto del quantitative easing e di politiche simili “sull’economia è enormemente sopravvalutato. Se guardiamo agli Stati Uniti, vediamo che l’elemento cruciale per la ripresa economica non è stata la politica monetaria. È stata la politica fiscale, ovvero la spesa pubblica”.
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http://www.eunews.it/2014/11/17/richard-koo-dare-altri-soldi-alle-banche-e-inutile-se-nessuno-li-prende-in-prestito-tocca-agli-stati-investire/25282

Io, astensionista, voto No, convinto dal fronte del Sì

no referendum costituzione

Ora che si è quasi esaurita l’orgia sulle elezioni americane e sul controverso personaggio Donald Trump, in Italia l’attenzione torna a concentrarsi sul Referendum costituzionale.
La Costituzione, qualsiasi Costituzione, non è un tabù. Risente del momento storico in cui è stata concepita. La nostra è stata varata alla fine della guerra, dopo la caduta del fascismo e ha fra i suoi intenti principali quello di impedire il riaffiorare di un ‘uomo forte’ ed è quindi fatta di una serie di pesi e contrappesi, di misure e contromisure, di istituzioni che dovrebbero controllare altre istituzioni, appesantendola fortemente in un’epoca-turbo in cui le decisioni devono essere prese il più rapidamente possibile.
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Alexander Dugin incontra Alex Jones di infowars

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Certamente è un incontro che a noi sembra uno dei più improbabili nel campo della politica intellettuale: Alexander Dugin (1) considerato spesso come il più grande filosofo russo vivente e come teorico della dottrina geopolitica-spiritualista dell’eurasismo, e Alex Jones, direttore ed animatore tonitruante del sito Infowars.com. In generale nel mondo del blocco BAO (2) tutti gli intellettuali allineati all’ideologia del Sistema, e anche qualcuno – se non parecchi- di quelli che fanno parte del pensiero anti-Sistema, (che hanno di loro stessi la massima considerazione), rabbrividiscono al nome di Alex Jones anche solo per accettare di conoscerlo o di ammettere di conoscerlo. La campagna elettorale USA-2016 ha cambiato questa posizione almeno dal punto di vista della notorietà ufficiale di Jones, particolarmente per questo tipo di intellettuali da salotto.
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http://comedonchisciotte.org/alexander-dugin-incontra-alex-jones/

domenica 20 novembre 2016

IL RI­TOR­NO DELLA GRAN­DE DE­PRES­SIO­NE!

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Ogni tanto mi ca­pi­ta di usci­re dalle vi­cen­de quo­ti­dia­ne e fare un salto in­die­tro nella sto­ria per ca­pi­re se dav­ve­ro stia­mo per ri­vi­ve­re il no­stro pas­sa­to.
Fa bene fer­mar­si e an­da­re oltre la di­men­sio­ne dei nu­me­ri e delle cifre, esplo­ra­re la di­men­sio­ne an­tro­po­lo­gi­ca di que­sta crisi.
A chi mi ha chie­sto se que­sta crisi ci por­te­rà ad una guer­ra io ho sem­pre ri­spo­sto che la guer­ra è già qui oggi, su­bi­to, ades­so, un bom­bar­da­men­to fi­nan­zia­rio che ha pro­dot­to ben 200 mi­lio­ni di di­soc­cu­pa­ti in tutto il mondo, di­strut­to di­gni­tà, de­va­sta­to anime.
A me fa sor­ri­de­re quan­do si sente par­la­re di po­pu­li­smo, di ri­schio di to­ta­li­ta­ri­smo, so­prat­tut­to da co­lo­ro che hanno con­tri­bui­to a crea­re l’at­tua­le dit­ta­tu­ra, si, per­chè, se qual­cu­no non se ne è an­co­ra ac­cor­to, oggi la dit­ta­tu­ra del ca­pi­ta­le sul la­vo­ro e non solo è to­ta­li­ta­ria.
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YEL­LEN: TE LO DO IO TRUMP!

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Ieri nonna Yel­len è ap­par­sa in pub­bli­co per la prima volta dopo le ele­zio­ni di Do­nald Trump a pre­si­den­te degli Stati Uniti e non le ha certo man­da­te a dire!

La Yel­len sfida Trump: “Non abo­lia­mo la ri­for­ma di Obama”

“Ha molti aspet­ti po­si­ti­vi” e non sa­reb­be op­por­tu­no “por­ta­re in­die­tro le lan­cet­te della re­go­la­men­ta­zio­ne fi­nan­zia­ria”, ha di­chia­ra­to il pre­si­den­te della Fe­de­ral Re­ser­ve du­ran­te la te­sti­mo­nian­za da­van­ti alla Com­mis­sio­ne eco­no­mi­ca con­giun­ta del Con­gres­so, sot­to­li­nean­do che “si do­vreb­be es­se­re fe­li­ci che ora il si­ste­ma fi­nan­zia­rio è più si­cu­ro e pog­gia su basi più so­li­de”
Balle! Il si­ste­ma non pog­gia af­fat­to su basi più so­li­de! Con­cor­dia­mo sul fatto che qual­co­si­na è stato fatto ma nulla in con­fron­to a quel­lo che ser­vi­reb­be ov­ve­ro il ri­pri­sti­no im­me­dia­to del Glass-Stea­gall Act
In par­ti­co­la­re, ha detto Yel­len, “non sa­reb­be op­por­tu­no tor­na­re ai pre­ce­den­ti stan­dard sui mutui che hanno por­ta­to alla crisi”.
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http://icebergfinanza.finanza.com/2016/11/18/yellen-te-lo-do-io-trump/

Unione Europea sui trampoli: gli ultimi caotici, folli, mesi di Bruxelles sono iniziati

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C’è dell’isteria nella reazione con cui il presidente della commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha accolto l’elezione di Donald Trump: “Credo che perderemo due anni, è il tempo che Trump impiegherà per fare il giro del mondo che non conosce”, per poi ribadire, “non riesco a immaginare cosa accadrebbe se mettesse in pratica ciò che ha detto in campagna elettorale, campagna che peraltro ho trovato disgustosa”. Reazione scomposta ma giustificata, quella di Juncker, perché con la nomina di Trump è avvenuta una rivoluzione copernicana: dalla politica monetaria a quella estera, d’ora in avanti gli Stati Uniti non saranno più freno, bensì motore delle forze centrifughe europee. La questione non è più se la UE imploderà, ma di stabilirne con accuratezza la data del collasso.
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